I VESTITI DEL RE

La mia sola dipendenza è la libertà.
E non intendo disintossicarmi.
****
I'm addicted to freedom only.
And I'm not going to undergo any treatment.

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mercoledì 19 luglio 2017

SCOLAPASTA IN TESTA ...

... PER COMBATTERE L'IMBECILLITA'



 Ha scritto Silver, più di un anno fa:

"Facciamo qualcosa di concreto per combattere l'imbecillità: oggi (OGGI) impariamo una lezione di geografia, di storia, di fisica, di analisi logica, di storia dell'arte, di quello che vi pare. E domani un'altra. Niente bandierine, studiamo".

E sarebbe bello se questo messaggio breve, diretto, semplice, fosse compreso e accolto.
Le opinioni da sole non hanno peso, se non sono supportate da un briciolo di conoscenza. 
Un briciolo.

Studiare una lezione al giorno, piccola, semplice, breve. Un argomento, un frammento di conoscenza. Poco poco, è molto meglio che nulla.
Non è solo utile (understatement per "indispensabile"), è pure piacevole.

martedì 1 aprile 2014

UN MONDO PERFETTO





Un briciolo di "senso civico" è tutto ciò che ci servirebbe per impedire la tragedia del bene comune.
Per preservare il nostro mondo che così com'è non è forse perfetto ma sa essere meraviglioso.
Sarebbe ora di smettere di farne scempio quotidiano. E sarebbero sufficienti piccoli gesti.
Senso civico. Basterebbe.

giovedì 20 marzo 2014

NONSENSE


Umorismo "spicciolo", ma a tratti divertente. Si può leggere a livelli vari. Tenendo presente che, a differenza di quelle che chiamiamo "Fiabe", a queste storie i bambini erano (o sono tutt'ora?) invitati ed indotti a credere. Il pensiero logico annientato fin da piccoli. Un sistema educativo che prepara gli individui ad essere gente, non persone.

domenica 16 marzo 2014

PENS FOR LADIES

Un video da ascoltare.
Una risposta intelligente e divertente ad una trovata davvero idiota.



Tanta, tanta strada da percorrere ancora.
Prima però dovremmo prendere la direzione giusta.
Siamo molto lontani anche da questo.



venerdì 14 dicembre 2012

OMOFOBIA E SESSISMO

Ho sentito spesso dire, tra scherzo e serietà, che i maschi eterosessuali si dimostrano tanto preoccupati e schifati dai maschi omosessuali perche in fondo questi ultimi risvegliano in loro un celato desiderio, la nascosta consapevolezza di avere un lato omosessuale a propria volta.

Non credo sia così.
Credo che ancora una volta la ragione risieda nella tradizione estremamente maschilista, nella nostra pseudo-cultura permeata di sessismo.
Che permette, rende lecito, favorisce, considera normale che un uomo si permetta nei confronti di una donna apprezzamenti più o meno espliciti, a volte anche pesanti.
Abitudine del maschio a rivolgere "complimenti", che si ritiene debbano essere accettati senza riserve dalla femmina che ne è oggetto .
La quale troppo spesso nemmeno coglie la nota di squalificazione, di svilimento, l'offesa celata dietro un esplicito complimento all'italiana.
Non si accetta la possibilità che tale complimento, apprezzamento, sguardo, gesto così teatralmente galante sia smascherato per quello che è: manifestazione di una società fortemente sessista che considera la donna alla stregua di ornamento, non per quello che è, ovvero una persona, con la propria individualità e le proprie specificità.

Quando il pesante apprezzamento si fa avance, e se non gradito si tramuta in molestia, ancora non viene compreso il moto di distacco, di repulsione, quando c'è, da parte della donna.
Non si tiene conto dell'aggressività di questo "puntare la preda".
Naturale forse, certo socialmente accettato solo a senso unico.

In questo contesto in cui il maschio si ritiene a buon diritto, seppure con diversi gradi di aggressività  nel comportamento manifesto, incontrastato predatore, si inserisce il "pericolo" costituito da un altro predatore.
Un maschio che abbia come oggetto del desiderio un altro maschio.

Sarebbe logico ritenere che un'avance non gradita possa essere semplicemente rifiutata, e che il rifiuto venga accolto, seppure a malincuore, senza ulteriori conseguenze.
Così dovrebbe essere. Tra uomo e donna, o tra persone dello stesso genere.

L'immaginario maschilista però considera "naturale" e legittima un'aggressione verbale, l'uso dello sguardo per violare l'intimità dell'altra, e in qualche modo anche un contatto fisico, ancorché non cercato e non gradito.
Per meglio dire, non considera l'eventualità che tale gesto possa essere a buon diritto non gradito.

Ecco che, temendo di trovarsi dall'altra parte di quello sguardo, oggetto di quell'apprezzamento verbale, o (non sia mai!) di dover subire un'avance fisica, che si dà per scontato non contempli in risposta un ascoltato "no grazie", si insinua la paura.

Omofobia, per l'appunto.




venerdì 24 agosto 2012

ETICA NAIVE

martedì 8 marzo 2011

8 MARZO

Vorrei suggerire dove infilare le vostre mimose
(non lo farò, non sarebbe cortese - lascio spazio all'immaginazione, di questi tempi ci sono spunti a bizzeffe)
Sia chiaro, niente contro il fiore in sè. 
Un simpatico vegetale giallo che annuncia la fine dell'inverno.


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Le Pari opportunità

Peggiora il brutto voto dell’Italia in materia di pari opportunità tra uomini e donne: il Paese scende infatti dalla posizione numero 72 quella nomero 74. E’ l’ultima classifica del World Economic Forum (Wef) sul divario di opportunità tra uomini e donne,in 134 Paesi.
[...]
“Le differenze tra i sessi”, spiega Schwab “sono direttamente correlate con l’alta competitività economica: donne e ragazze vengono trattate in modo equo se un Paese è in crescita e prospero.
blitzquotidiano.it

Il dato più negativo, che maggiormente penalizza l’Italia nel report 2010, arriva dall’accesso e dalle opportunità delle donne nel mondo del lavoro. L’Italia è addirittura 97esima. La differenza più rilevante è la percentuale di occupati, 74% per gli uomini e solo 52% per le donne. Importanti anche le differenze salariali: le donne italiane guadagnano in media il 50% degli uomini, poco più di 20 mila euro di media, contro i circa 40 mila degli uomini.
Per quanto riguarda la presenza femminile in politica l’Italia fa un pochino meglio, posizionandosi al 54esimo posto.
businesspeople.it

... ma chi sono le rappresentanti degli italiani di genere femminile? Non più Tina Anseli o Nilde Jotti.
No, ora abbiamo persone che non portano competenza, amore per la cosa pubblica e dedizione al Paese. 
Abbiamo donne che fanno merce del proprio corpo e che unicamente per questo si trovano a ricoprire cariche pubbliche.
Per inciso, non che i loro colleghi maschi siano migliori. Solo, sono brutti. Il motivo per cui fanno carriera esula dall'aspetto fisico. (Anche dalla competenza, a ben guardare)
Se queste sono le "quote rosa", grazie.
Pensavo che il concetto significasse "non chiudere le porte a persone in gamba, capaci e preparate, competenti, integre, oneste e che provino e manifestino amore e dedizione per la cosa pubblica, solo perché femmine".
Pare sia stato interpretato piuttosto come "aprire le porte a persone inette, incapaci e incompetenti, corruttibili e corruttrici senza scrupoli, purché femmine e carine".



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L'immagine del "femminile"
(grazie, possiamo farne a meno)

"Se non ora, quando?" è lo slogan delle manifestaioni organizzate qualche settimana fa in occasione degli ennesimi scandali che hanno visto protagonista il piccolo irrispettoso omuncolo che dovrebbe guidare un Pease civile ed avanzato.
Beh, ... anche molto prima, non sarebbe stato fuori luogo.

Qualche frammento di vita vissuta del personaggio. Uno spaccato, pubblico tra l'altro, della sua levatura.
In ordine sparso.

Berlusconi palperebbe il culo ad un assessore. Con competenze anche sulle pari opportunità, per inciso.
L'assessore in questione minimizza.


Berlusconi e i soprammobili


"E le donne dove sono? Tutti gay, lì? ... La prossima volta che vengo a trovarvi le porto io, le Veline"


... ma sarà bello lui ...


Dicono di noi ...



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SVEGLIA! 

(Sarà più divertente vestirla)






lunedì 27 settembre 2010

IMMACOLATA IPOCRISIA

Pare che il riferimento all'immacolata concezione per propagandare un gelato sia considerata pubblicità blasfema da parte dell'ASA (Advertising Standards Authority) inglese.

Fedirici ice cream ad 001 La suora incinta che mangia il gelato? Non dove passa il Papa

"L’uso di immagini religiose è stato giustificato da parte della società che usa la satira e l’umorismo gentile per contestare la pertinenza e l’ ipocrisia della religione e gli atteggiamenti della Chiesa sulle questioni sociali".

Satira e umorismo gentile, attenzione. Perché altrimenti qui ci si offende.
Impensabile caricaturare. Impensabile un po' di umorismo. Impensabile anche usare la logica.
Vanno prese sul serio le caricature di sé stesse. Sempre.


Infatti: "... l’ ASA ha stabilito che l’uso di una suora incinta e il riferimento alla Immacolata Concezione può “probabilmente essere visto come una distorsione e una presa in giro delle credenze dei cattolici“.

Che invece si basano su presupposti assolutamente logici e scientifici.
Cosa si può distorcere la sacrosanta verità secondo cui una donna illibata avrebbe partorito (e non un bambino qualunque, badiamo bene, bensì una divinità)?
Come si può osare prendere in giro una credenza tanto evidentemente fondata?
Inaudito. Sacrilegio, vilipendio ...

Non si può. Non senza contraddittorio.

mercoledì 14 aprile 2010

OPPOSIZIONE E OPPOSTO

Manifesto di Chisciotte
(Erri de Luca, in "L'ospite Incallito" - pag. 34)


Non è l'oppositore dei poteri, lui è l'opposto.
Alla potenza oppone l'impotenza, un'altra volontà.
Non sta all'opposizione, che non c'è, sta nell'antipodo.
I poteri si affollano nei centri, da lui spazio ce n'è,
l'opposto è largo, diffamato, sparso.
Quando incontra un suo simile fonda una repubblica
su una stretta di mano, una città
senza sindaco, polizia, giudice, borsa.
Lo rinfresca ogni voce antipatica ai poteri, 
ma alla rivoluzione dice: troppo poco, 
buttare gambe all'aria, sovvertire non basta,
bisogna sradicarsi dal petto, dal respiro
la volontà di assumere potere, se no si ricomincia.
L'opposto ha un solo articolo della costituzione, 
a ognuno fare quello che si vorrebbe fatto a sé.

Ammiro, condivido, apprezzo.
Forma e contenuto.
Da dedicare a tutti gli opposti.

mercoledì 10 febbraio 2010

PARODIA DI UNA CORRENTE POLITICA

Che tanto "parodia" poi non è. 
La realtà ultimamente supera di gran lunga la fantasia.

... "E c'è di più: una grande antenna televisiva, la terza per altezza in Europa, veglierà su tutto questo dalla cima del monte, simbolo della nostra più stretta connessione al mondo.
So che qualcuno di voi dirà: lei ci aveva promesso altre cose. Riparazioni del vecchio acquedotto, lavori all'edificio scolastico, case recuperate, strade nuove, argini del fiume, piano agricolo eccetera. Ebbene, la nostra forza è nel cambiamento, e anche nel cambiare quello che volevamo cambiare, e quindi cambiare il cambiamento. Se non vogliamo far vincere la destra mercantile e la deriva populista, dobbiamo dare spazio a quello che c'è in mezzo. Io non so cosa c'è in mezzo, ma sento che è bello."
[...]
"E tutto questo senza spese per voi, poiché questo miracolo sarà frutto dei coraggiosi investimenti di un pool di imprenditori. Già sento le anime belle che dicono: ma tra questi imprenditori molti hanno avuto processi e prescrizioni. Sì, forse qualche piccola distratta bancarotta, qualche tentata corruzione di giudici o incauti contatti con la mafia. Ma intanto essi hanno creato reddito, ricchezza, posti di lavoro."
[...]
"Lo so - proseguì il Sindaco con un sospiro - un tempo eravamo diversi. Ma anche il mondo era diverso. Quindi abbiamo dovuto essere diversamente diversi. Ascoltatemi. La destra ha voluto questo paese più ignorante, più irresponsabile, più corrotto, più culturalmente misero. Ebbene, la sinistra ha risposto con una mossa concreta. Ha tolto a voi, a tutti, la vergogna di essere ignoranti, irresponsabili, corrotti e culturalmente miseri. Vi ha spiegato che potete essere proprio come loro. Potete vedere le loro stesse trasmissioni televisive, parteciparvi, non leggere, non istruirvi, prendere tangenti, restare al vostro posto quando siete inquisiti. Potete essere, quando arrivate al potere, forti con i deboli e deboli con i pettoruti. Perché, a differenza di loro, voi sapete cosa siete e quindi potete tornare indietro quando volete. Perché il vostro ordine non è il loro, anche se usate le stesse ruspe, la stessa polizia, gli stessi pregiudizi. Quindi votateci!".
- Ma non ci sono mica le elezioni - disse Ispido.
- E' vero, scusatemi, mi sono lasciato trascinare. Allora, siete con me?
- No,  - disse Melone - io sono scemo ma mica così tanto.
- Allora volete vivere senza un centro commerciale di diecimila metri quadri?
- Veramente ci basta fare pochi chilometri e ce n'è uno di ventimila - disse Simona Bellosguardo.
[...]
- Lo ha detto anche lei, sindaco - gridò Gina Saltasù. - La valle è piena di campi abbandonati, case sfitte, argini da rifare, strade scassate. Ci sono ancora i segni del terremoto. Perché non pensiamo prima a questo?




da: Pane e Tempesta - Stefano Benni (pag. 97-98)


E' un romanzo divertente e leggero.
Ma ... come dire, mi ricorda qualcosa di molto reale, molto meno allegro e divertente. E' possibile riflettere sorridendo. Troppo spesso si sorride senza riflettere.

domenica 6 luglio 2008

PRE e PAP (Stefano Benni)

Dramma teologico-neurologico in un atto.
Personaggi: il pre e il pap.

Pre — Buongiorno Sua Santità.
Pap — Buongiorno signor premier... sono lieto di questo incontro, utile a rafforzare i legami che uniscono la nostra chiesa al vostro stato e alla fattiva collaborazione che...
Pre — Mi scusi Santità ma abbiamo solo mezz’ora e vorrei venire al dunque.
Pap — Prego?
Pre — Al dunque, al vero motivo della mia visita. Dunque, io non sono contento di voi...
Pap — Ma come? Con tutto il sostegno che vi abbiamo dato, lo IOR, i cardinali, i vescovi...
Pre — No. Io non sono contento... del suo superiore...
Pap — Intende dire?
Pre — Proprio di Lui. Mi spiego. Io non dovrei avere più pensieri, né problemi. Sono uno statista che ha fallito due volte e mi hanno rieletto. Sono dieci volte più ricco di quando ho cominciato a fare politica. L’opposizione mi regge lo strascico. E a forza di leggi ad personam, sono intoccabile. Sto eliminando i giudici, la magistratura, i processi, ripulendo la stampa, nessuno potrà più sfiorarmi...
Pap — E allora?
Pre — A allora? Non vede come sono esasperato, con quanta rabbia continuo ad accanirmi, a dire che ce l’hanno tutti con me, a tentare di spegnere ogni critica... e che cos’è questo secondo lei?
Pap — Uh, credo di capire.
Pre — Esatto. E’ questa maledetta coscienza, il senso di colpa, il sapere cosa veramente sono. Crede lei che se fossi convinto di essere innocente, se fossi sereno e in pace con me stesso, mi darei tanto da fare? No, ho sempre quel rovello, quel rimorso, quel coltello nel fianco.
Pap — Ma figliolo, bisogna accettare...
Pre — No Santità scusi se glie lo dico ma il Suo Superiore ce l’ha con me. Continua a torturarmi. E io non so più che leggi fare, che televisioni e giornali comprare, che bugie dire. Continuo a sentirmi colpevole e disonorato, vivo come se fossi un evaso, e ogni mio atto lo denuncia.
Pap — Ma Lui non c’entra...
Pre — C’entra, c’entra. C’entra fin dall’inizio. Lui è prevenuto. Guardi come mi ha fatto piccolo, guardi cosa devo fare per coprire i segni della sua palese inimicizia. E non solo mi ha fatto cadere i capelli, ma mi arrovella, mi fa rosicare, non mi fa dormire la notte. Insomma lei deve intervenire contro questa persecuzione...
Pap — Premier, io posso dire ai vescovi di intervenire nel dibattito politico, posso darle dei consigli su come investire, posso assolverla, ma non posso parlare direttamente con Lui...
Pre — Come sarebbe a dire! Che capo è lei? Se lei è il capo, deve avere il filo diretto, il telefono rosso, come Bush! Deve parlare con Lui e dire che lo ricuso.
Pap — Ma lei bestemmia!
Pre — Uffa, sono stanco di dover dimostrare la mia innocenza sapendo benissimo che non sono innocente. Quindi lo ricuso. Sceglierò un altro Dio.
Pap — Orrore!
Pre — Sì, Letta e Schifani stanno compilando una lista di centoventi divinità pagane. Ci metto niente, a sostituire il crocefisso nelle scuole con un totem. Faccia qualcosa o le tasso gli immobili!
Pap (barcollando) — No, questo no.
Pre — Allora agisca subito. Deve dire al suo capo che la smetta di avercela con me, che non voglio avere più rimorsi, né rodermi l’anima.
Pap — Sì, ma praticamente cosa vuole?
Pre — Voglio che in luogo e data certa, in modo che le televisioni possano riprendere l’evento, le nubi si squarcino e dall’alto scenda una luce, un angelo, o qualcosa di altrettanto gradito all’audience, e che una voce tonante dica al mondo: quest’uomo è un martire, quest’uomo è innocente, quest’uomo è assolto, nessuno lo tocchi più.
Pap — Non credo che si possa fare...
Pre — Si può, si può, lei deve avviare l’operazione SSS, Silvio Santo Subito. Non saboti il dialogo! Se si rifiuta, si prepari pure a trasferire altrove il Vaticano, che ne dice del deserto libico?
Pap — No, la prego. Ciò che chiede è difficile...
Pre — Lei ha tre giorni di tempo. Dopodiché io ricuserò lei e il suo datore di lavoro.
Pap — Mi lasci sette giorni.
Pre — Va bene. Allora devo andare, ecco il regalo che le avevo portato. Un mio ritratto di dieci metri da mettere al posto del Cenacolo.
Pap — Ecco il regalo per lei. Una palla di vetro con la neve artificiale e dentro un nano.
Pre (furente) — Lo vede? Anche lei è d’accordo con lui. La ricuso! Lei è prevenuto! Lei mi perseguita (cerca di aggredirlo, si scontra con le guardie svizzere. Il seguito è soggetto alla censura per le intercettazioni).

da: stefanobenni.it

giovedì 19 giugno 2008

SORRISI E RISATE

Credo si possa vivere senza conoscere il testo di ogni opera letteraria o poetica prodotta nei secoli. Credo che la letteratura e la poesia possano essere assaporate per sensazioni ed emozioni, e non debbano necessariamente essere analizzate in un esame autoptico.



Ecco il testo della prova di italiano di maturità , “dedicata” al povero Montale:

Eugenio MONTALE, Ripenso il tuo sorriso
(da Ossi di seppia, 1925)
Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura
[caso] tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera
[edera] i suoi corimbi [infiorescenze a grappolo];
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua
[non toccata dal male del mondo],
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano
[amuleto, portafortuna].

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi
[inquieti ]in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma.


Eugenio Montale (Genova, 1896 – Milano, 1981) da autodidatta (interruppe studi tecnici per motivi di salute), approfondì i suoi interessi letterari, entrando inizialmente in contatto con ambienti intellettuali genovesi e torinesi. Nel 1925 aderì al Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Nel 1927 si trasferì a Firenze, ove lavorò prima presso una casa editrice e poi presso il Gabinetto Scientifico Letterario Viesseux. Nel dopoguerra si stabilì a Milano, dove collaborò al “Corriere della Sera” come critico letterario e al “Corriere dell’Informazione” come critico musicale. Le sue varie raccolte sono apparse tra il 1925 (Ossi di seppia) e il 1977 (Quaderno di quattro anni). Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura. La sua produzione in versi, dopo l’iniziale influenza dell’Ermetismo, si è svolta secondo linee autonome.
1. Comprensione del testo
Dopo una prima lettura riassumi brevemente il contenuto informativo della lirica in esame.
2. Analisi del testo
2.1. Nella prima strofa il poeta esprime, in una serie di immagini simboliche, da una parte la sua visione della realtà e dall’altra il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile. Individua tali immagini e commentale.
2.2. Nel verso 2 ricorre l’allitterazione della “r”. Quale aspetto della realtà sottolinea simbolicamente la ripetizione di tale suono?
2.3. Il ricordo della donna è condensato nel suo viso e nel sorriso, nel quale si manifesta, “libera”, la sua “anima”
(v. 6). Prova a spiegare in che senso il portare con sé la sofferenza per il male del mondo può essere, come dice il poeta, “un talismano” (v. 8) per un’anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima “ingenua” non toccata dal male (v. 6).
2.4. Nella ultima strofa ricorrono espressioni relative sia alla condizione interiore del poeta, sia alla “pensata effigie” (v. 9) della donna. Le prime sono riconducibili al motivo dell’inquietudine, le seconde a quello della calma. Commenta qualche espressione, a tuo parere, più significativa relativa a entrambi i motivi e in particolare il paragone presente nell’ultimo verso.
2.5. Analizza la struttura metrica (tipi di versi, accenti e ritmo, eventuali rime o assonanze o consonanze), le scelte lessicali (i vocaboli sono tipici del linguaggio comune o di quello letterario o di entrambi i tipi?) e la struttura sintattica del testo e spiega quale rapporto si può cogliere tra le scelte stilistiche e il tema rappresentato.
3. Interpretazione complessiva e approfondimenti
Sviluppa con osservazioni originali, anche con riferimento ad altri testi dello stesso poeta e/o a opere letterarie e artistiche di varie epoche, il tema del ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile. In alternativa inquadra la lirica e l’opera di Montale nel contesto storico-letterario del tempo.



Ed ecco il divertente commento di Giorgio De Rienzo - 18 giugno 2008
(da corriere.it)

"Premetto che sono per principio allergico all’analisi di un unico testo e per di più pilotata da una traccia prestabilita, perché quella traccia generalmente svia la lettura o l’imbriglia in un’interpretazione preconfezionata. Oltre tutto, in questa Maturità, la scelta del quarto componimento della terza sezione di Ossi di seppia di Montale non è felice, perché costituisce un testo poco rappresentativo dell’intera raccolta.

Ma entriamo nei dettagli. La traccia prevede, prima di tutto, che lo studente riassuma brevemente il «contenuto informativo della lirica in questione». Una poesia ha il valore di una notizia? Non lo sapevo. Lo studente, più saggio degli esperti del ministero, avrà proceduto a fare un semplice riassunto di ciò che i versi di Montale sanno evocare. La prima strofa mette in scena il ricordo di un «sorriso» che è come «un’acqua limpida», vista per caso, «tra le petraie d’un greto», una sorta di piccolo lago in cui si rispecchia l’edera e più in alto ancora «l’abbraccio d’un bianco cielo». Montale è qui chiarissimo: mette in primo piano un ricordo caro. Il Ministero complica tutto perché chiede di individuare la «visione della realtà» del poeta e quella del «ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile». Siamo nei guai. Qui c’è un errore grossolano: la poesia è dedicata a Baris Kniaseff che donna non è, ma un vecchio amico ora «lontano». E allora cosa fare? Bisticciare con gli esperti o fare finta di niente? Dire che la ripetizione di tante «r» sta per una realtà ostile e «l’acqua limpida» per una donna che salva, sarà stata forse la scelta più accomodante.

E’ chiaro che tutto il resto va ora a precipizio perché la traccia, mentre s’intestardisce a mettere in scena una donna, chiede di spiegare (con un italiano traballante) in «che senso il portare con sé la sofferenza per il mondo può essere, come dice il poeta, "un talismano" per un’anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima "ingenua" non toccata dal male». Ma se si leggono i versi non c’è questa equazione, ma solo una sorta d’interrogativa indiretta in cui ci si chiede se l’amico sia oggi un’anima ingenua o un’anima che soffre.

Lo studente saggio avrà a questo punto mandato a quel paese i signori del ministero e nell’ultima strofa seguirà Montale che, al ricordo della «pensata effigie» dell’amico, sommerge i propri «crucci estrosi». Poi, se sarà stato in grado, avrà fatto la sua bella analisi stilistica del componimento e quindi parlato genericamente della poesia di Montale. Tranquilli ragazzi, niente paura. Con esperti ministeriali così poco competenti, il vostro tema meriterà comunque un punteggio pieno".


Evviva!

martedì 13 maggio 2008

DA VICINO NESSUNO E' NORMALE

« La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d'essere »
Franco Basaglia

La legge 13 maggio 1978, n.180, la Legge Basaglia, quella che ha di fatto abolito i "manicomi", compie 30 anni.
Imperfetta, o perfettibile come tutte le norme, ha il pregio indiscutibile di considerare l'individuo nella sua unicità ed interezza, pur nel disagio:
"Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall'autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.
...
Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio chi vi è sottoposto ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno.
Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato"
.


NOI SIAMO GLI ERRORI CHE PERMETTONO LA VOSTRA INTELLIGENZA
L' Accademia della Follia è un progetto insano e bellissimo, teatrale e culturale, dove "la sofferenza individuale trova lo spazio delle parole e dei gesti".
Claudio Misculin e la sua compagnia teatrale di "soggetti a rischio" vanno oltre la legge 13 maggio 1978, n. 180, che ha deistituzionalizzato la malattia, ponendosi l'ambizioso obiettivo di deistituzionalizzare la follia.

Buon compleanno alla Legge 180, e buon lavoro all' Accademia della Follia!

lunedì 12 maggio 2008

MONDO ROVESCIO - raddrizzando banane

Marco Travaglio a CheTempoCheFa 10 maggio 2008

Un altro intervento di Marco Travaglio, qualche minuto di parole tra loro connesse, un esempio ormai più unico che raro di uso corretto della grammatica, del lessico, della sintassi. Già per questo è un piacere ascoltarlo.
Ma i contenuti? Marco Travaglio, con tono pacato e sottilissima ironia, ci racconta in modo semplice e diretto alcuni fatti accaduti e che accadono.
Supportati da documenti ufficiali, da dati oggettivi. Non ci siamo più abituati.

Le notizie che ogni volta vengono riportate dai media però non accennano quasi o per nulla ai contenuti. Si rivolgono tutte alle reazioni, alle polemiche, a valutazioni soggettive. Danno spazio alle chiacchiere, e mai ai dati oggettivi.

Cosa succede: "Travaglio ha fatto alcune dichiarazioni, tratte dal libro scritto con Gomez: “Se li conosci, li eviti” e da: “I complici” di Lirio Abbate e Gomez. Nessuno ha chiesto in questi mesi il ritiro dei libri. Perché?
Travaglio ha avuto il torto di fare le dichiarazioni in televisione. Milioni di italiani che non leggono i libri lo hanno potuto ascoltare. Il problema è nel media, non nel messaggio. RAISET è cosa loro
" (BeppeGrillo.it).
In apertura, Fazio chiede a Travaglio quante querele ha già ricevuto per questo libro. E Marco Travaglio risponde: "Zero. Perchè quelli che querelano non leggono libri".

Ed infatti, all'indomani della trasmissione, ecco le "notizie": politici indignati per le dichiarazioni di Travaglio. Come ormai siamo abituati, NON certo per i contenuti denunciati dal libro (forse che questi non siano confutabili?), ma perchè "non ci si può permettere di dire certe cose".

A me sembra che questa si chiami omertà.

Viene messa in piazza la vita privata di chicchessia, e nessuno se ne stupisce. Ma non è ammissibile secondo qualche strana logica parlare apertamente di comportamenti di personaggi pubblici che costituiscono reati, che sono scorretti, ingiusti, criminosi. Questo no.
Così possiamo sapere se Tizio trascorre una serata intima con compagnie a pagamento, il che di per sé non ha ripercussioni dirette sull'andamento di un Paese, ma assolutamente nessuno può permettersi di riportare che in Parlamento ci sono persone che hanno o hanno avuto contatti diretti con esponenti della Mafia.
Il che è più probabile che abbia conseguenze molto forti sul Governo del nostro Stato, della "cosa pubblica". E quindi anche della nostra vita privata.
Come osserva correttamente Travaglio: ... se tu non arrivi alla fine del mese c'entra il fatto che quello ruba! ... .

in "Il silenzio di Schifani", da Voglio scendere :
... Marco Travaglio si è limitato a raccontare un fatto che riguarda la biografia di Renato Schifani. Quel fatto è vero o è falso? Ha una rilevanza penale? Ha una rilevanza politica? Interessa l’opinione pubblica, visto che nel frattempo Schifani è stato eletto presidente del Senato? Interessa l’opposizione che pure siede in Senato? Interessa il giornalismo italiano che in certi casi ha persino studiato alla Columbia University? ...

Cosa si può fare?
Un invito: spegnamo la TV e leggiamo qualche libro in più.
E per informarci, usiamo Internet. Arriva tutto, fonti "ufficiali" e non. E' veloce e divertente, e possiamo "scegliere" quali spunti di riflessione approfondire.

martedì 6 maggio 2008

BANDIERE E PERSONE

Il 2 maggio un ragazzo di 29 anni è stato picchiato selvaggiamente per futili motivi.
Ieri sera è morto.

Da corriere.it del 2 maggio 2008:
VERONA - Restano disperate le condizioni del giovane veronese rimasto vittima di un pestaggio avvenuto la notte del primo maggio, nel centro del capoluogo scaligero. I medici di terapia intensiva dell'ospedale di borgo Trento temono per la vita di Nicola Tommasola, 29 anni, di Santa Maria di Negrar (Verona), disegnatore in un'officina meccanica, aggredito da un gruppo di cinque persone, italiani non ancora identificati, mentre era in compagnia di due amici.

Da corriere.it del 5 maggio 2008
«Tolleranza zero» contro i neonazi che hanno pestato selvaggiamente Nicola Tommasoli, il giovane di Verona dichiarato clinicamente morto dopo quattro giorni di agonia. «Quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà». Però, rispetto a questo episodio, sono «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino (durante le quali sono state bruciate alcune bandiere israeliane, ndr). Lo ha dichiarato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante le registrazioni di "Porta a Porta". «L'aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi - ha spiegato Fini - sono due fenomeni che non possono essere paragonati». A giudizio del presidente della Camera, in sostanza, se dietro l'aggressione di Verona non c'è alcun «riferimento ideologico», a Torino le frange della sinistra radicale «cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista» un autentico antisemitismo, veri e propri «pregiudizi di tipo politico-religioso». Su questo, sottolinea Fini, «c'è un consenso non dico di massa, ma una posizione politicamente considerata legittima da una parte della sinistra radicale».


Sono d'accordo con Fini: l'uccisione di una persona non può essere paragonata ai danneggiamenti di cose, né all'espressione - seppure verbalmente violenta - di idee.
(Peccato che proprio lui abbia proposto questa azzardata comparazione!)

Non voglio entrare nel merito delle ideologie, delle prese di posizione di parte. Credo sia gravissimo mettere a confronto il danneggiamento di cose con l'aggressione alle persone.

Altre bandiere sventoleranno. Si tratta di oggetti. Nicola, come ciascuno di noi, aveva una vita sola.
Qui entra in gioco la difesa della vita.
Unica, irripetibile, intoccabile.
Nessun uomo dovrebbe mai privare un'altro di questo bene.

giovedì 24 aprile 2008

FERMATE IL MONDO ...

voglio scendere



Ho "scoperto" questo. Non so ancora se mi piacerà davvero. Ma tendo a considerare la firma di Travaglio una garanzia. Quindi lo inserisco tra i preferiti. Sulla fiducia. Ce n'è bisogno (di provare fiducia), di questi tempi.

"Provate a immaginare le prime dieci cose da cui vorreste scendere all’istante per non farvi male, per esempio i tacchi della Brambilla, o i cactus di Berlusconi. Oppure provate a immaginare le dieci cose su cui vorreste salire almeno una volta per non sentirvi esclusi, per esempio l’aereo di Mastella, o la Beauty Farm di Fausto Bertinotti.

Noi non lo faremo per voi, ma lo faremo con voi. In forma di inchiostro, si capisce. Provando per quindici minuti al giorno, o dieci, o tre, a misurare l’esistente, dare un’occhiata all’ovvio, mettere in dubbio un alfabeto, smontare un conformismo, magari persino dare una notizia o semplificare una cosa complicata. Esplorare il contrario del contrario. Parlare bene dI qualche politico che se lo merita, per esempio, e malissimo degli italiani che se lo meritano altrettanto. E poi: scendere dalla moto di Valentino Rossi, salire sulla berlina di Vincenzo Visco, tifare Gigi Riva, leggere Simenon, cucinare acciughe.

Mettersi in viaggio. Mettersi in gioco. Giocare. Provando tutti insieme a scendere dal panico che sale
.
"

Pino Corrias, Peter Gomez, Curzio Maltese, Marco Travaglio

venerdì 18 aprile 2008

APOLIDE

Giorgio Gaber- "Io non mi sento Italiano" - 2003.


Impunemente rubato.
Niente da dire a mia discolpa. E' un video ben costruito. Su musica e testo nulla da aggiungere.

sabato 5 aprile 2008

MAGIC ROUNDABOUT

Per caso oggi ho sbattuto contro questa meraviglia partorita dalla mente umana.
Superato il primo impatto (decisamente stupefacente), non ho potuto fare a meno di apprezzarne la logicità, la pulizia, i percorsi deliziosamente ricamati in questa rotonda dall'apparenza surreale ma sulla carta certamente efficiente.

Poi ho immaginato gli effetti che avrebbe una rotonda di questo tipo se fosse installata ... in Italia!

Esiste davvero, ed è "operativa", stando alle immagini di
Google Hearth:

mercoledì 2 aprile 2008

VOGLIO CAMBIARE PIANETA (e due!)

Qualcuno forse mi odia. E mi ha segnalato questi meravigliosi video "elettorali".
Che non possono che essere stati creati dai rispettivi "oppositori", e non certo dai sostenitori dei due "partiti" in gara per il premio Impunità (comprensivo di soggiorno spesato a Roma e vari benefici più o meno dovuti, più o meno giusti, più o meno leciti).
Non voglio soffrire in perfetta solitudine, desidero condividere queste "chicche" meravigliose.




Non ne posso più. Opto per Marte.




domenica 30 marzo 2008

LIBERI DI PENSARE

Ho "rubato" la prefazione a "Perché non sono cristiano", di Bertrand Russell

Nulla da aggiungere, condivido in pieno.

"Si è detto che la mia avversione all'ortodossia religiosa si sia attenuata. Questa voce è completamente infondata. Penso che tutte le grandi religioni del mondo: buddismo, induismo, cristianesimo, islamismo e comunismo, siano, a un tempo, false e dannose. A rigor di logica, poiché contrastano fra loro, non più di una dovrebbe essere quella vera. Con pochissime eccezioni, la religione che l'uomo accetta è la stessa professata dalla comunità dove vive, sicché è l’influenza dell'ambiente che lo spinge ad accettarla. E’ vero che gli scolastici inventarono argomenti logici per provare l'esistenza di Dio, e che questi vennero accettati da molti eminenti filosofi; ma si appoggiavano alla logica aristotelica, ora rigettata da quasi tutti i pensatori, tranne certuni, come i cattolici. Uno di questi argomenti non assolutamente logico: l’argomento del fine delle cose, che, peraltro, fu demolito da Darwin; e, in ogni caso, potrebbe divenire logicamente accettabile a condizione che si neghi l'onnipotenza di Dio.
Lasciando da parte la logica, trovo strano si possa pensare che una divinità onnipotente, onnisciente e benevola abbia preparato il mondo da nebulose senza vita, in tanti milioni di anni, per poi ritenersi soddisfatta dall'apparizione finale di Hitler, Stalin e della bomba H. Una cosa è chiedersi se una religione è vera, altra se è utile. Io sono fermamente convinto ce le religioni, come sono dannose, così sono false. Il danno arrecato da una religione è di due specie: uno dipende dalla natura generica della fede, l’altro dalla natura particolare dei dogmi accettati. Per quanto riguarda la natura della fede, si ritiene virtuoso credere, avere cioè una convinzione che non tentenna di fronte a evidenze contrarie, e se 1'evidenza contraria fa sorgere dubbi, ritenere di doverli sopprimere. Per tali motivi, non si permette ai giovani di ascoltare discussioni, in Russia, a favore del capitalismo, o, in America, a favore del comunismo. Questo conserva la fede di entrambi intatta e pronta per una guerra micidiale. La convinzione che è importante credere questo o quello senza ammettere libere indagini, è comune a quasi tutte le religioni, e ispira tutti i sistemi di educazione statale. Ne consegue che il pensiero dei giovani viene soffocato e indirizzato a una fanatica ostilità contro coloro che hanno altri fanatismi e, anche più violentemente, contro coloro che a qualsiasi fanatismo si oppongono.
L'inveterata consuetudine di basare le convinzioni sull'evidenza e di dare ad esse soltanto quel grado di certezza, che l'evidenza garantisce, sarebbe un rimedio, se divenisse generale, per tutti i mali che affliggono il mondo.
Attualmente, però, nella maggior parte dei paesi, l'educazione mira a impedire lo sviluppo di tale consuetudine e gli uomini che si rifiutano di credere in sistemi basati su dogmi infondati, non sono ritenuti idonei all'educazione della gioventù. I Mali che ci sovrastano non sono prerogativa di un particolare credo, ma sono caratteristici, indistintamente di qualsiasi credo dogmatico.
Nella maggior parte delle religioni ci sono, inoltre, specifiche dottrine etiche che arrecano un danno ben determinato. Se la condanna del cattolicesimo al controllo delle nascite potesse prevalere, essa renderebbe impossibile la diminuzione della povertà e l'abolizione delle guerre. La credenza indù che la vacca sia un animale sacro e che per la vedova sia immorale risposarsi è fonte di inutili sofferenze. Il dogma comunista nella dittatura di una minoranza ha causato orrori senza fine. Si sente dire che soltanto il fanatismo può rendere efficiente un gruppo sociale. Ma questo dogma è in contrasto con le lezioni della storia. In ogni caso, soltanto coloro che servilmente adorano il successo possono, credere che l'efficienza sia di per se stessa cosa ammirevole senza tener conto di quanto sangue essa grondi. Da parte mia, penso che è meglio fare un poco di bene piuttosto che molto male.

Il mondo che io auspico dovrebbe essere libero da faziose incomprensioni, e consapevole che la felicità per tutti nasce dalla collaborazione e non dalla discordia.

L'educazione dovrebbe mirare alla libertà della mente dei giovani, e non al suo imprigionamento in una rigida armatura di dogmi destinati a protteggerla, nella vita, contro i pericoli dell'evidenza imparziale. Il mondo necessita di menti e di cuori aperti, non di rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano".