I VESTITI DEL RE

La mia sola dipendenza è la libertà.
E non intendo disintossicarmi.
****
I'm addicted to freedom only.
And I'm not going to undergo any treatment.

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giovedì 1 maggio 2014

SICKNESS


mercoledì 29 luglio 2009

EUTANASIA

Ho letto una toccante intervista alla moglie di Giovanni Nuvoli.
Recosonto di una sofferenza che non si può immaginare nemmeno mentre la si vive. Cronaca della crudeltà insensibile di chi ipocritamente dichiara di fare del male a qualcuno "per il suo bene". Tanto mi ricorda la "pedagogia nera" di cui la il nostro mondo è intriso.
Tutti dovremmo sapere, tutti dovremmo leggere queste parole. Non per capire il dramma, non è umanamente possibile non avendolo vissuto.
Ma per guardare in faccia l'ipocrisia. E smascherarla.

Il fatto (o meglio, l'epilogo):
24 luglio 2007
ALGHERO - È morto nella serata di lunedì Giovanni Nuvoli, 53 anni, di Alghero, affetto da sclerosi laterale amiotrofica che, come Piergiorgio Welby, aveva chiesto insistentemente che i medici ponessero fine alle sue sofferenze. La moglie Maddalena Soru ha precisato che al momento del decesso il respiratore «era ancora attaccato».
Da: Corriere.it



Il racconto:
Riporto alcuni brani brevi, tratti dalla conversazione di Maddalena Nuvoli che Vania Lucia Gaito ha trascritto su viaggionelsilenzio.ilcannocchiale.it , e che è possibile leggere per intero qui .

Non cercate di immaginare cosa sono stati questi anni per me. Non ci riuscireste. Ecco, mi sentivo come travolta da uno tsunami. Le onde erano molto più forti della mia volontà. L’unico punto fermo era Giovanni, la determinazione a stargli vicino e fare ciò che lui riteneva meglio per sé. Se solo si fosse rispettata la sua volontà, espressa sempre in maniera netta, senza tentennamenti, la sua agonia sarebbe durata molto meno. E invece il dolore di mio marito, la sua sofferenza, sono state prolungate in nome di non si sa bene cosa. Con un accanimento assurdo, feroce. Fino alla fine.
Voleva che la spina del respiratore fosse staccata. Era perfettamente lucido, sapeva con chiarezza cosa gli stava accadendo intorno e quali giochi inumani si portavano avanti sulla sua pelle. E non era affatto depresso, come qualcuno ha insinuato, come qualche giornale ha riportato. Voleva solo morire con dignità. E invece è stato costretto a morire di fame e di sete, tra sofferenze indicibili. E nessuno se ne è indignato, allora. Neppure i medici, neppure i giornalisti, neppure i benpensanti che invece, per il caso Englaro, hanno inondato col loro sdegno ipocrita le prime pagine dei giornali e i servizi dei telegiornali. Quasi ci fosse una disparità tra il morire per fame e per sete di Eluana, involucro inconsapevole di una vita che l’aveva abbandonata da troppo tempo, e il morire per fame e per sete di Giovanni, costretto a scegliere la strada più estrema, più dolorosa, più atroce, per vedere finalmente rispettata la propria volontà.
[...]
[In ospedale] ...Si avvicinavano a lui e chiedevano: “Beh, come va, come va?” Non prendevano neanche il cartello, perché non lo sapevano neanche leggere, e dicevano: “Sì, sì, va bene, va bene”. Poi arrivavo io e leggevo il cartello: “Oggi ho mal di stomaco” e nessuno aveva preso il cartello per permettergli di farsi capire.
[...]“E lei crede che stiamo lì a salutare? Ma noi siamo abituati alle persone in coma!” Così come fu agghiacciante la risposta di un primario quando chiesi che, dopo il ritorno a casa di mio marito, gli infermieri venissero a casa per tre ore al mattino e tre ora la sera: “Signora, noi le diamo un’ora dei nostri infermieri specializzati, per il resto se lo smerda lei.”
[...]
Finché un giorno, al sacerdote che ripeteva la solita cantilena sulla vita che deve essere vissuta perché è un dono di Dio, mio marito ha risposto: io sono nato da solo e morirò da solo, e dunque se davanti a Dio andrò da solo, la mia vita me la devo gestire io; e se la religione e la legge italiana affermano che non bisogna manipolare l’embrione, perché manipolate me, che non sono più un embrione e sono un uomo?
[...]
... su Giovanni i tubi si moltiplicavano: aveva la PEG, il sondino che entra direttamente nello stomaco, aveva la tracheotomia, il catetere, il port-a-cath, un dispositivo biotecnologico che permette di avere un accesso venoso centrale sempre disponibile… E intubato così, un uomo può vivere all’infinito, vive all’infinito, controllatissimo, ogni funzione monitorata… e le medicine pronte per ogni evenienza. Si vive all’infinito, sì… ma in quella maniera è vita? Perché questo è il dramma: la SLA permette di sopravvivere anche vent’anni, trent’anni, quarant’anni. E si finisce col morire per un’infezione. Un’infezione causata magari proprio da uno dei tubi inseriti ovunque.
E Giovanni non voleva morire in questo modo. Aveva consapevolezza del proprio corpo, di cos’era diventato. E ogni tanto chiedeva una cosa terribile: pretendeva che gli fosse portato lo specchio. Lo specchio grande, quello del bagno, perché voleva guardarsi interamente. E quando chiedeva lo specchio, di colpo piombava un silenzio cupo, peso, e in quel silenzio cupo, peso, andavamo a prenderlo, con la schiena bassa. Non voleva che fossi io a descrivergli il suo corpo, voleva vederlo. E mentre si guardava, in quel gran silenzio, io guardavo il suo viso. E se gli cadeva una lacrima, mi faceva capire: non toccarla questa lacrima, perchè questo sono io…
Ecco, io ho visto tante cose terribili, ho vissuto tante cose terribili, ma una delle peggiori era sentir chiedere lo specchio, guardarlo mentre si guardava e capiva perché tanti suoi amici non venivano più a trovarlo, perché tanti dicevano “Preferisco ricordarlo com’era”.

Ma, per fortuna, c’era anche chi riusciva a guardare l’uomo oltre quel mucchietto di ossa, oltre quella pelle trasparente. Venivano e magari qualcuno usciva fuori a piangere e diceva: Maddalena, non ci riesco, non riesco ad entrare… Perché qualcuno aveva anche paura e io gli dicevo: non preoccuparti, ci dà coraggio lui, è lui che dà coraggio a noi. E alla fine, quando andavano via, si sentivano sollevati, contenti, e tornavano. Alcuni tornavano anche due volte alla settimana. Ed erano quelli che rispettavano il pensiero di Giovanni, rispettavano la sua volontà. Capivano che la fine sarebbe stata una liberazione, e lo capivano perché erano veramente amici, e quella sofferenza la portavano con lui.
[...]
Il 7 luglio, il dottor Ciacca si presentò dai carabinieri di Alghero, per consegnare al procuratore capo di Sassari un'informativa su quello che aveva intenzione di fare: staccare il ventilatore martedì 10 luglio alle 23. I carabinieri lo trattennero e il capitano Francesco Novi lo interrogò fino alle 2.30 del mattino. Ma a mezzogiorno di quel 10 luglio, il medico fu richiamato dai carabinieri: la procura aveva intenzione di fare tutto quanto in suo potere per impedire al dottor Ciacca di compiere la volontà di Giovanni. Così ci siamo ritrovati la casa circondata dai carabinieri. Non sapevo che fossero carabinieri, perché erano tutti in borghese.
[...]
... il lunedì seguente Giovanni decise di non alimentarsi più. In mattinata venne il medico, e scrisse nella cartella clinica che da quel giorno non si doveva più dargli cibo né acqua. Così, come fosse una cosa normale, come se non fosse una atrocità inumana che si consumava sotto gli occhi dei medici benpensanti, dei giornalisti, della gente per cui Giovanni Nuvoli non era più un uomo ma un campo di battaglia. E nessuno di loro si indignò, nessuno di loro si scandalizzò per quella decisione. Nessuno parlò di alimentazione forzata, di sacralità della vita, in quella occasione. Finsero di non vedere e non capire. Finsero che quella non fosse una scelta lucida e consapevole di un uomo che non avevano saputo ascoltare, capire. Finsero di credere che mio marito non si alimentasse più a causa di un aggravarsi della malattia, e che questo suo digiuno non fosse un atto, quello più estremo, per riappropriarsi del proprio diritto di scegliere. Ecco, questo è, in fondo, quello che li spaventa di più: che un uomo possa scegliere.
[...]

Troppo frammentario questo "collage di parole".
Va letto tutto, il racconto di Maddalena Nuvoli.
Non per dirle: "Mi immedesimo", perché lei così risponderebbe, a ragion veduta: "e in cosa, in cosa ti immedesimi? Non ci si può immedesimare, perché in quel corpo sfinito, in quelle ossa coperte da un po’ di pelle, c’era Giovanni", ma per sapere, per avere un quadro meno romanzato di quello che ci forniscono i media imbeccati dai politicanti di turno.

La morte fa parte della nostra vita. Siamo condannati a morte dal momento in cui veniamo concepiti. Non può farci così paura. Negandola non la eviteremo.
Sarebbe più bello poter decidere come (e quando) morire.

Piuttosto che pontificare e cavillare su condizioni estreme di malattia e sofferenza, potremmo sancire una volta per tutte il principio secondo cui nessuno può permettersi di privare della vita un altro essere umano che altrimenti starebbe benissimo (nemmeno con il pretesto di missioni di pace per esportare la democrazia).


mercoledì 10 settembre 2008

LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE



Un sentito grazie a chi vuole eliminare lo stato sociale sulla pelle delle persone, e un particolare ringraziamento anche a chi ha fatto e continua a fare un uso distorto di diritti inviolabili quali quelli riferiti alla salute.
Non pagheranno i disonesti, pagano sempre i più deboli.

mercoledì 16 luglio 2008

BEATA SOLITUDINE


assaporando un breve frammento
di riconquistata libertà




Click selvaggio
(Ecco perché non tutti dovrebbero essere liberi
di usare una macchina fotografica)

martedì 24 giugno 2008

CEREBROLESI VS. COGLIONI (10 a 0)

Pensavo che per vivere tranquilli in questo Mondo rovescio, senza indignarsi né soffrire, senza sentire il desiderio irrefrenabile di emigrare o darsi al romitaggio, fosse necessario avere dei deficit cognitivi o neurologici importanti.
Dopo aver letto “Il discorso del Presidente”, (tratto da “L’uomo che scambiò sua Moglie per un Cappello”, di Oliver Sacks), ho cambiato idea.
Per bersi serenamente tutte le fandonie che ci propinano ormai in ogni istante ed occasione (la pubblicità, i politici, i media, il nostro capo, e così dicendo) forse è sufficiente essere idioti.
Anzi, citando un Presidente del Consiglio italiano … COGLIONI.


Che diavolo succedeva? Uno scroscio di risa dal reparto afasici, proprio all’inizio del discorso del Presidente, che tutti erano così ansiosi di sentire…
Eccolo là, il vecchio Seduttore, l’Attore, con la sua consumata retorica, il suo istrionismo, la sua bravura nel far leva sulle emozioni … e i pazienti si torcevano tutti dal ridere! Beh, non proprio tutti: alcuni erano sconcertati, altri scandalizzati, uno o due preoccupati, ma la maggior parte pareva divertirsi un mondo. Il Presidente, come sempre, toccava il tasto della commozione; ma ora, a quanto pareva, ne ricavava soprattutto ilarità. Che cosa succedeva a tutti quanti? Che cosa credevano? Non riuscivano a capirlo? O forse lo capivano fin troppo bene?
Spesso di questi pazienti, persone intelligenti ma affette da una gravissima afasia percettiva o globale che le rendeva incapaci di capire le parole come tali, si diceva che ciò nonostante capivano la maggior parte di quanto veniva loro detto. […]
Questo perché, se ci si rivolgeva loro con naturalezza, essi afferravano in parte o quasi completamente il senso della frase o del discorso. E naturalmente si parla “naturalmente”.
Sicché, per dimostrare la loro afasia, il neurologo doveva di proposito e con un bel po’ di sforzo parlare e comportarsi in modo innaturale, eliminare tutti li elementi rivelatori extraverbali: il tono della voce, l’intonazione, le sottolineature o le inflessioni evocative, e inoltre gli ausilii visiv; le espressioni del viso , i gesti, tutto il proprio repertorio personale e la propria postura, che sono in gran parte inconsci.
[…]
Perché tutto questo? Perché il linguaggio, il linguaggio naturale, non consiste di sole parole, né, […] di sole proposizioni. Esso consiste di espressione, dell’espressione di tutto il proprio pensiero con tutto il proprio essere, la cui comprensione implica molto più del semplice riconoscimento delle parole. Questa era la chiave per capire il modo di capire degli afasici anche quando sono del tutto incapaci di capire le parole in sé. Perché, anche se le parole, le costruzioni verbali, di per sé a volte non trasmettono nulla, il linguaggio parlato è di solito soffuso di “tono”, circondato da un’espressività che trascende il verbale; ed è appunto questa espressività, così profonda, così varia, così complessa, così sottile, che è perfettamente conservata nell’afasia, nonostante sia distrutta la capacità di comprendere le parole. Conservata, e spesso addirittura straordinariamente potenziata.
[…]
Di qui talvolta l’impressione - mia e di tutti noi che lavoriamo a stretto contatto con gli afasici - che a un afasico non si può mentire. Egli non riesce ad afferrare le tue parole, quindi non può esserne ingannato; ma l’espressione che accompagna le parole, quell’espressività totale, spontanea, involontaria che non può mai essere simulata o contraffatta, come possono esserlo, fin troppo facilmente, le parole … tutto questo egli lo afferra con precisione infallibile.
[…] Erano quindi le smorfie, gli istrionismi, i gesti e soprattutto i toni e le cadenze della voce a suonare falsi per questi pazienti privi di parola ma dotati di un’immensa sensibilità. E perciò, non ingannati e non ingannabili dalle parole, essi reagivano a queste incongruità e improprietà che apparivano loro smaccate e addirittura grottesche.
Ecco perché ridevano al discorso del Presidente.
Se non è possibile mentire a un afasico, data la sua particolare sensibilità all’espressione e al “tono”, che cosa succede, viene da chiedersi, ai pazienti (se ve ne sono) che mancano completamente del senso dell’espressione e del “tono” pur conservando immutata la capacità di comprendere le parole, pazienti che sono l’esatto contrario degli afasici? Noi ne abbiamo un certo numero, e sono ricoverati anch’essi nel reparto afasici, benché, tecnicamente parlando, non siano affetti da adagia, ma piuttosto da una forma di agnosia, in particolare da un’agnosia cosiddetta “tonale”. Per questi pazienti scompaiono le qualità espressive della voce, ossia il tono, il timbro, la sfumatura emotiva, l’intero carattere, mentre sono perfettamente comprensibili le parole, (e le costruzioni grammaticali). Tali agnosie tonali (o “atonie”) sono associate a turbe del lobo temporale destro del cervello, mentre le afasie si accompagnano a turbe del lobo temporale sinistro.
Tra i pazienti del nostro reparto afasici affetti da agnosia tonale, anch’essi spettatori del discorso del Presidente, ce n’era una che aveva un glioma nel lobo temporale destro. Si chiamava Emily D. ed era stata insegnante d’inglese e poetessa di una certa fama; grazie alla sua eccezionale sensibilità linguistica e alle sue vigorose capacità analitiche ed espressive, era in grado di formulare chiaramente la situazione opposta: come era inteso il discorso del Presidente da una persone addetta da agnosia tonale.
Emily D. non era più in grado di dire se una voce fosse arrabbiata, allegra, triste o altro. Dal momento che per lei ora le voci erano prive di espressione, doveva osservare il volto delle persone, le loro posture e i gesti che accompagnavano le loro parole, e scoprì di farlo con un’attenzione e un’intensità mai dimostrate prima. Ma anche in questo, purtroppo, era parzialmente impedita poiché aveva un glioma maligno e stava rapidamente perdendo anche la vista.
Scoprì allora che doveva prestare la massima attenzione all’esattezza delle parole e del loro uso, ed insistere perché gli altri facessero lo stesso con lei. Le era sempre più difficile seguire un linguaggio approssimativo o gergale, un linguaggio di tipo allusivo o emotivo, ed esigeva sempre più dai suoi interlocutori che parlassero in prosa: “parole esatte al posto esatto”. La prosa, come scoprì, poteva in certa misura compensare la mancata percezione del tono o del sentimento.
In questo modo fu in grado di conservare, e anzi di potenziare, l’uso del linguaggio “espressivo” (nel quale il significato era dato interamente dalla giusta scelta e referenzialità delle parole), pur trovandosi sempre più spersa di fronte al linguaggio “evocativo” (dove il significato è dato interamente dall’uso e dal senso del tono).
Anche Emily D: ascoltava dunque, con volto impassibile, il discorso del Presidente, servendosi di una strana mescolanza di percezioni potenziate e difettose – una mescolanza che era l’esatto contrario di quella dei nostri afasici. Il discorso non suscitò emozioni in lei – nessun discorso ormai aveva questo effetto – e tutto ciò che era evocativo, autentico o falso le sfuggì completamente. Ma allora Emily, priva di reazione emotiva, fu trascinata o abbindolata, come noi tutti? Niente affatto. “Non è convincente”, disse. “Non usa una prosa chiara. Usa le parole in modo improprio. O ha dei disturbi cerebrali oppure ha qualcosa da nascondere”. Così il discorso del Presidente non funzionò neanche per Emily D. con la sua sviluppata sensibilità per l’uso formale del linguaggio, per la proprietà e la prosa, così come non funzionò per i nostri afasici, con la loro sordità alle parole ma anche la loro sviluppata sensibilità al tono.
Ecco dunque dov’era il paradosso del discorso del Presidente. Noi normali, indubbiamente aiutati dal nostro desiderio di esser menati per il naso, fummo veramente menati per il naso (populus vult decipi, ergo decipiatur), e così astuta era stata la combinazione di un uso ingannevole delle parole con un tono ingannatore che solo i cerebrolesi ne rimasero indenni, e sfuggirono all’inganno.

giovedì 19 giugno 2008

DAVIDE MARASCO

Uno strano caso di accanimento terapeutico ...

Con immenso (e riprovevole) cinismo, mi verrebbe da dire ai genitori del piccolo Davide di "lasciarlo andare", che forse chi ha tolto loro il diritto di decidere per il proprio sfortunatissimo bambino li ha anche sollevati da una responsabilità enorme.
Suggerirei loro di lasciare il piccolo nelle mani di chi mi pare sia anche più cinico, di sperare che la sua fievole ed effimera vita si spezzi quanto prima, e di trovare la forza di superare questo inimmaginabile dolore.

Loro però desiderano che sia divulgata questa petizione. Lo faccio volentieri.

Anche se probabilmente il piccolo Davide "risolverà da solo" la questione ... a conferma del fatto che i bambini (anche se a volte loro malgrado!) sono molto più saggi dei grandi.

Un po' di letture su MicroMega.

venerdì 6 giugno 2008

PER L'APPUNTO

"BERLINO - L'autorità per lo Sviluppo urbano e l'ambiente della regione di Amburgo ha revocato nel pomeriggio il "blocco temporaneo" alle operazioni di smaltimento dei rifiuti Campani che era stato deciso ieri in seguito alla scoperta, in un carico di immondizia, di tracce di radioattività superiori al normale . E' quanto si apprende da fonti istituzionali". 2008-06-06 19:55 da: ANSA.it

Leggi anche (se ti va):
unita.it
corriere.it

E' già di per sé abberrante che l'immondizia viaggi per migliaia di chilometri per essere smaltita.
E' assurdo che un Paese sedicente "avanzato" dal punto di vista civile e tecnologico non sia in grado di farsi carico dei rifiuti che produce (leggi: di ridurne la produzione!).

E, ribadisco, è simpatico sapere che tra i rifiuti solidi urbani si trovino tracce di scorie radioattive.
Pensando al progetto nucleare, continuo ad evocare i più pessimistici scenari apocalittici. E quando sento le autorità "minimizzare il pericolo per la popolazione", mi torna sempre in mente il Vajont. Libere associazioni ...

giovedì 5 giugno 2008

NUCLEARE? MI RIFIUTO.

"Sul nucleare, il governo italiano non torna indietro. E l'incidente alla centrale di Krso in Slovenia non modifica la politica del nostro paese. A ribadirlo sono sia il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacolo, sia il suo collega per lo sviluppo economico Claudio Scajola".
2008-06-05 16:02 ANSA.it

Sarà.
Sia pure che gli impianti "moderni" sono sicuri (mah).
Sia pure che l'"incidente" di Krso non abbia prodotto conseguenze (ci crediamo?).
Sia anche che proprio non possiamo pensare di generare energia eolica o solare, e che davvero ci piaccia il nucleare (risorsa peraltro limitata).
Fingiamo pure che il referendum contro le centrali nucleari in Italia non ci sia mai stato.

Energia nucleare, perché NO?
In effetti, abbiamo dimostrato di essere tanto bravi nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti inerti e di quelli tossici...

"Ogni giorno 83 reati ambientali
Rapporto Legambiente, illeciti cresciuti del 27, 3% in un anno
(ANSA) - ROMA, 4 GIU - Crescono del 27% nel 2007 i reati ambientali in Italia:ogni giorno se ne compiono 83.E' quanto emerge dal rapporto Legambiente Ecomafia 2008. Maglia nera alla Campania stabile al primo posto nella classifica dell'illegalita' ambientale, seguita dalla Calabria: e' in queste due regioni che si concentra il 30% degli illeciti registrati in tutta Italia.Il giro d'affari e' di 18,4 mld. In aumento gli incendi boschivi dolosi e gli illeciti accertati nei cicli del cemento e dei rifiuti
". 2008-06-04 20:38
ANSA.it

"Intanto il governo si fabbrica un bel superprocuratore regionale per i rifiuti, roba mai vista nemmeno sotto il fascismo, che accentra le competenze delle procure territoriali. Nessun giudice potrà più sequestrare discariche irregolari o pericolose, anche perchè i rifiuti tossici e nocivi vengono equiparati a quelli urbani ordinari, per decreto, in barba a tutte le leggi nazionali ed europee, e soprattutto alla salute di chi se li beve o se li respira. Insomma, vietato disturbare il manovratore: che oggi è il supercommissario di governo - l’ineffabile Bertolaso, l’uomo per tutte le stagioni, quello che due anni fa da commissario non combinò un bel nulla e ora, chissà perché, dovrebbe fare il miracolo - ma domani potrebbe essere il presidente del Consiglio. Perché, se passa il precedente di un “governo che si sceglie i magistrati che devono controllare le sue iniziative” (Rodotà), poi non ci si ferma più. " da: VoglioScendere.it


Possiamo tranquillamente cimentarci nella progettazione, costruzione, gestione e conduzione di centrali nucleari. Siamo certamente in grado di farci carico delle scorie radioattive.
Di che ci preoccupiamo?

lunedì 19 maggio 2008

194 RAGIONI PER SOSTENERE UNA LEGGE

Così esordisce il testo di una legge che tanto viene criticata (da chi non sa bene cosa sia una gravidanza) ma che poi così male non è:
"Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite".


Ecco la legge:


Credo che ciascuno debba difendere in ogni modo il diritto alla vita, credo che la vita umana sia il bene per eccellenza (ne abbiamo una sola!).
Penso anche che ci siano vie più sensate per farlo che accanirsi contro la possibilità di scelta di potenziali genitori che tali non desiderano essere.

Credo che nascere sia un diritto, ma che lo sia anche più avere una vita dignitosa, soddisfacente e stimolante. Che questa legge non vada cambiata, ma applicata fino in fondo. Per esempio "contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza", e fornendo un supporto reale e concreto ai neo-genitori.

J. Ratzinger ha recentemente detto qualcosa che condivido: " ... diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l'impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l'esigenza dell'amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro" da tgcom

Affrontare seriamente questi temi, promuovendo in parallelo una campagna di informazione vera sulla contraccezione e sull'educazione sessuale (rivolta a giovani e meno giovani!) porterebbe in modo naturale a relegare la pratica dell'aborto a pochi casi particolari riferiti a situazioni fisicamente o socialmente patologiche.

Non abbiamo dei servizi davvero utili e realmente fruibili a supporto dei genitori che lavorano, "maternità" è tuttora sinonimo di inabilità al lavoro, "carriera" e "famiglia" rimangono per la maggioranza delle persone due opzioni alternative e mutualmente esclusive.

Ridicolo questo attaccamento alla vita senza tenere conto delle conseguenze che nascere porta con sé.
Per ora sarebbe più utile e caritatevole battersi seriamente contro la pena di morte, per fare un esempio. Impegnarsi perchè i diritti fondamentali degli esseri umani siano rispettati, sempre e in ogni luogo (cosa che non avviene da nessuna parte fino in fondo!).

lunedì 12 marzo 2007

ACQUA PUBBLICA vs. PRIVATA

Francesco G. mi ha segnalato questo geniale "controspot" degli Amici di Beppe Grillo di Napoli.

Lo ripropongo, ne vale la pena!




La campagna per la ripubblicizzazione dell'acqua è in corso!
E' davvero importante aderire.





giovedì 11 gennaio 2007

RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA

Nel 1992 l’acqua è stata declassata da “diritto” a “bisogno”.
Se ne è parlato un po’. Non abbastanza.
Un diritto è inalienabile, riguarda tutti, si riferisce a qualcosa di vitale, irrinunciabile.
L’accezione economica di “bisogno” esprime la “necessità o desiderio di un bene o di un servizio che, quando si accompagna a un adeguato potere d’acquisto, si traduce in domanda” (http://www.demauroparavia.it/14454).
E qui sta il nocciolo: quando l’acqua era un “diritto”, ciascuno aveva (almeno in teoria) la possibilità di reclamare la propria parte.
Da quando è ufficialmente stata definita “bisogno”, l’acqua è diventata una merce. Soggetta alle leggi di mercato. Chi non può permettersi di pagarla, non l’ottiene. Poco importa se per il mancato accesso all’acqua muoiono intere popolazioni.

http://www.acquabenecomune.org



E’ in corso la campagna di raccolta firme per la ripubblicizzazione dell’acqua in Italia.
Per riportare la gestione dei servizi e l’erogazione del bene in questione sotto il controllo pubblico.
Per fermare la privatizzazione!

Dal 13 gennaio, per 6 mesi, troveremo punti di raccolta firme per questa iniziativa.
Credo sia molto importante partecipare attivamente.

Scarica il testo della proposta di legge



lunedì 27 novembre 2006

MALI DI STAGIONE


Leggo oggi quasi per caso sul Sito dell’ANSA l’ennesima “notiziona”, davvero degna di nota!
Sono indecisa, non so se sorridere o sbuffare.
Opto per la prima, preferisco scherzare (però un pochino vorrei anche urlare).
“I PRIMI DUE CASI A MILANO” – parole minacciose, pronunciate col vocione!
Stiamo parlando di influenza. Quella malattia che tutti gli inverni da quando eravamo bambini ci costringe a stare qualche giorno a letto, sopportare un po’ il caldo della febbre, ci fa sudare un po’ … quella che ci “faceva crescere”, quando eravamo cuccioli.
Ora sembra si tratti di un male insidioso e nemico, da cui non è accettabile essere costretti a fermarsi per un po’.
E allora via con la campagna per le vaccinazioni!
Ignorando bellamente che l’organismo si fabbrica da solo gli anticorpi che gli servono.
E che un po’ di febbriciattola e qualche malessere collaterale, nella stragrande maggioranza dei casi, NON uccide!
Ma qui abbiamo i primi due casi. Isolati, caratterizzati. Notizia resa nota da un virologo, del Dipartimento di Sanità pubblica, microbiologia e virologia … niente di meno.
Il virus? Il terribile tipo B Malaysia.

Poi la notizia sembra trovare toni più normali … ma l’impatto è già stato assicurato dall’esordio.
E così, il fatto che l’influenza dello scorso anno è stata blanda, “la più debole registrata negli ultimi anni” (ma anche contro di essa era stata divulgata la massima allerta, con gli immancabili consigli degli esperti orientati alla vaccinazione), viene passato sotto tono, quasi tra le righe.
E anche il fatto che quest’anno l’influenza non sarà particolarmente aggressiva viene prontamente smorzato dal paragone con la precedente!

A qualcuno viene in mente di commentare, di rispondere, di dire che l’influenza è un malessere non troppo insidioso, che ha anzi il benefico effetto di costringerci a letto qualche giorno per RIPOSARE, finalmente?
Salvo casi particolari, non è pericolosa!

Neanche si trattasse dell’aviaria
(… a proposito: che fine ha fatto l’aviaria?)