I VESTITI DEL RE

La mia sola dipendenza è la libertà.
E non intendo disintossicarmi.
****
I'm addicted to freedom only.
And I'm not going to undergo any treatment.

domenica 22 ottobre 2017

SONO SOLO CANZONETTE



Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che

Che figata andare al mare quando gli altri lavorano
Che figata fumare in spiaggia con i draghi che volano
Che figata non avere orari né doveri o pensieri
Che figata tornare tardi con nessuno che chiede “dov’eri?”
Che figata quando a casa scrivo
Quando poi svuoto il frigo
Che fastidio sentirti dire “sei pigro”
Sei infantile, sei piccolo
Che fastidio guardarti mentre vado a picco
Se vuoi te lo ridico
Che fastidio parlarti, vorrei stare zitto
Tanto ormai hai capito
Che fastidio le frasi del tipo
“Questo cielo mi sembra dipinto”
Le lasagne scaldate nel micro
Che da solo mi sento cattivo
Vado a letto, ma cazzo è mattina
Parlo troppo, non ho più saliva
Promettevo di portarti via
Quando l’auto nemmeno partiva

Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che
Non avremmo mai dovuto lasciarci
Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che
Non avremmo mai dovuto incontrarci

Bella gente, qui bello il posto
Faccio una foto, sì, ma non la posto
Cosa volete, vino bianco o rosso?
Quante ragazze, frate, colpo grosso
Non bere troppo che diventi un mostro
Me lo ripeto tipo ogni secondo
Eppure questo drink è già il secondo
Ripenso a quella sera senza condom
Prendo da bere, ma non prendo sonno
C’è questo pezzo in sottofondo
Lei che mi dice “voglio darti il mondo”
Ecco perché mi gira tutto intorno
Mentre si muove io ci vado sotto
Ma dalla fretta arrivo presto, troppo
E sul momento non me ne ero accorto
E poi nemmeno credo di esser pronto
E poi nemmeno penso d’esser sobrio
E poi un figlio non lo voglio proprio
E poi a te nemmeno ti conosco
Cercavo solo un po’ di vino rosso
Però alla fine, vedi, è tutto apposto
Si vede che non era il nostro corso
Si dice “tutto fumo e niente arrosto”
Però il profumo mi è rimasto addosso

Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che
Non avremmo mai dovuto lasciarci
Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che
Non avremmo mai dovuto incontrarci

Mi guardo allo specchio e penso
Forse dovrei dimagrire
Il tempo che passa lento
Anche se non siamo in Brasile
Mi copro perché è già inverno
E non mi va mai di partire
In queste parole mi perdo
Ti volevo soltanto dire

Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che
Non avremmo mai dovuto lasciarci
Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che
Non avremmo mai dovuto incontrarci

lunedì 2 ottobre 2017

L'AUTUNNO DENTRO























Sconfinata assenza ...

" ... la più sicura, 
la più efficace, 
la più viva, 
la più indistruttibile, 
la più fedele delle presenze".

venerdì 22 settembre 2017

PANTA REI

"Blessed is the person who expects nothing,
for they shall never be disappointed".
(semicit.)

domenica 6 agosto 2017

Is Knowledge merely opinion?

Knowledge is merely opinion (cit.)
"Anche no" (semicit.)

La scienza procede per tentativi, ma non procede a casaccio.
"Isaac, spiegami il metodo scientifico, come se io avessi 6 anni".

La relatività del torto -  di Isaac Asimov.

"Qualche tempo fa ho ricevuto da uno dei miei lettori una lettera scritta a mano con pessima calligrafia. 
Mi sono comunque sforzato di decifrarla, nel caso contenesse qualcosa di importante. 
Nella prima frase, dichiara di essere un laureando in letteratura inglese, ma di sentirsi in dovere di darmi una lezione di scienze (sospiro, perché conosco pochi laureati in letteratura inglese che possano insegnarmi qualcosa di scientifico, ma continuo a leggere, conscio della mia ignoranza e pronto a imparare da chiunque indipendentemente dalla sua qualifica). 
Pare che in uno dei miei innumerevoli scritti io abbia espresso qui e là una certa soddisfazione per il fatto di vivere in un secolo che ha raggiunto una corretta comprensione delle basi dell’universo. 
Senza entrare nel merito, mi limitavo a dire che oggi conosciamo le leggi fondamentali che regolano l’universo e le interrelazioni gravitazionali tra i suoi componenti più importanti, come mostrato dalla teoria della relatività elaborata tra il 1905 e il 1916. 
Conosciamo anche le leggi basilari che governano le particelle subatomiche e le loro interrelazioni, chiaramente descritte dalla teoria dei quanti elaborata tra il 1900 e il 1930. 
Inoltre, tra il 1920 e il 1930, abbiamo scoperto che le galassie e gli ammassi di galassie sono le unità di base dell’universo. 
Tutte queste scoperte sono avvenute nel XX secolo. 

Il giovane specialista in letteratura inglese, dopo aver citato qualche mia frase, passava severamente a rendermi edotto del fatto che in ogni secolo la gente ha creduto di aver compreso definitivamente l’universo, e che ogni volta si è dimostrato che aveva torto
Ne segue che l’unica affermazione che possiamo fare a proposito delle nostre conoscenze attuali è che sono errate.

Il giovane citava poi con approvazione la frase pronunciata da Socrate quando seppe di essere stato definito l’uomo più saggio di tutta la Grecia dall’oracolo di Delfi: «se sono l’uomo più saggio» — disse Socrate — «è perché so di non sapere nulla». 
L’implicazione era che io fossi molto sciocco perché credevo di saperla lunga. 

 Ahimè, niente di tutto ciò era per me una novità (poche cose sono novità per me: vorrei che i miei corrispondenti ne prendessero atto). 
Questo argomento, in particolare, mi era stato proposto un quarto di secolo prima da John Campbell, specialista nell’irritarmi. 
Anche lui sosteneva che tutte le teorie si sono rivelate errate nel tempo. 

La mia risposta era stata: 
«John, quando la gente credeva che la Terra fosse piatta, aveva torto. 
Quando credeva che fosse sferica, aveva torto. 
Ma se tu credi che ritenere la Terra sferica sia altrettanto sbagliato che ritenerla piatta, allora il tuo punto di vista è più sbagliato di tutti e due i precedenti messi insieme». 
Vedete, il problema di fondo è che la gente pensa che “giusto” e “sbagliato” siano termini assoluti, che ogni cosa che è non perfettamente e completamente giusta sia totalmente e ugualmente sbagliata. 
Io non la penso così. 
Mi sembra che ragione e torto siano concetti complessi e che valga la pena di dedicare questo scritto alla spiegazione del mio punto di vista. 

Prima lasciatemi sistemare Socrate, perché sono stufo di questa pretesa che il non sapere nulla sia segno di saggezza. 
Non c’è nessuno che non sa nulla. 
I neonati imparano a riconoscere la madre in pochi giorni. 
Socrate certamente sarebbe d’accordo, e spiegherebbe che non è alla conoscenza spicciola che si riferisce. 
Vuol dire che, di fronte alle grandi astrazioni dibattute dagli esseri umani, bisogna porsi senza preconcetti o nozioni passivamente accettate, e che solo lui lo sa (che pretesa arrogante!). 

Nel discutere questioni come “che cos’è la giustizia?” o “che cos’è la virtù?” egli assumeva l’atteggiamento di chi non sa nulla e deve essere erudito dagli altri — è la cosiddetta “ironia socratica”, perché Socrate era ben consapevole di saperla molto più lunga delle anime semplici con cui dialogava. 
Atteggiandosi a ignorante, Socrate spingeva gli altri a esporre il loro punto di vista su tali questioni. 
Quindi, attraverso una serie di domande apparentemente ingenue, portava gli interlocutori entro una tale ridda di autocontraddizioni che alla fine, esasperati, ammettevano di non sapere di cosa stessero parlando. 
È un segno della meravigliosa tolleranza degli Ateniesi avergli permesso di continuare così per decenni: solo quando Socrate ebbe raggiunto la soglia dei settant’anni, non potendone più, gli fecero bere la cicuta. 

Ora, da dove viene l’idea di una “ragione” e di un “torto” assoluti? 
Credo che la loro origine affondi nei primi anni di vita, quando i bimbetti che conoscono poche cose sono istruiti da insegnanti che ne sanno più di loro. 
I bambini imparano l’ortografia e l’aritmetica, per esempio, e qui incontriamo qualcosa di apparentemente assoluto. 

Come si scrive “zucchero”? Risposta: z-u-c-c-h-e-r-o. Giusto. 
Qualunque altra risposta è sbagliata. 

Quanto fa 2 + 2? La risposta giusta è 4. Qualunque altra risposta è sbagliata. 

Avere risposte esatte e avere un “giusto” e “sbagliato” assoluti minimizza la necessità di pensare, e questo fa piacere agli studenti come agli insegnanti. 

Per questa ragione maestri e allievi preferiscono a un esame articolato dei test con risposte brevi, magari da scegliere in uno schema a scelta multipla o del tipo vero-falso. 
A mio parere, test del genere non sono adatti a misurare la comprensione dell’argomento da parte dello studente. Danno soltanto il grado di efficienza della sua capacità di memorizzare. 

Capirete quello che voglio dire ammettendo che giusto e sbagliato sono concetti relativi

Come si scrive “zucchero”? Alice risponde p-q-z-z-f, mentre Manuela risponde s-u-c-c-h-e-r-o. Hanno sbagliato entrambe, ma c’è qualche dubbio che Alice abbia sbagliato più di Manuela? Oppure supponete di scrivere “zucchero”: s-a-c-c-a-r-o-s-i-o o C12H22O11
Strettamente parlando, avete sbagliato entrambe le volte, ma avete dimostrato una conoscenza dell’argomento al di là della semplice scrittura. 

Supponiamo allora che la domanda fosse: in quanti modi diversi sapete scrivere “zucchero”? Date una giustificazione per ciascuno dei modi. 
Naturalmente lo studente sarebbe costretto a pensarci e, alla fine, a mostrare quanto — poco o molto — sa in proposito. 
L’insegnante, a sua volta, dovrebbe riflettere parecchio per valutare le conoscenze dell’allievo. Immagino che entrambi si sentirebbero oltraggiati. 

Ancora, quanto fa 2 + 2? Giovanni dice 2 + 2 = rosso, mentre Mario risponde: 2 + 2 = 17. 
Entrambi hanno torto, ma non è insensato giudicare l’errore di Giovanni più grave. 
Supponiamo che voi diciate: 2 + 2 = un numero intero. Avreste ragione, no? 
Oppure: 2 + 2 = un numero intero pari. Avreste ancora più ragione. 
Oppure: 2 + 2 = 3,9999. La risposta non sarebbe quasi giusta? 
Se l’insegnante si aspetta di sentire 4 e non distingue tra i diversi livelli d’errore, non è forse un limite non necessario imposto alla conoscenza? 

Ora la domanda è: quanto fa 9 + 5? Voi rispondete: 2. 
Cessato il clamore suscitato dalla risposta, sareste ridicolizzati e messi di fronte al fatto che 9 + 5 = 14. 
Se poi vi si dice che sono passate 9 ore da mezzogiorno, e quindi sono le 9 di sera, e vi si chiede che ore saranno tra 5 ore, voi risponderete 14, forti della conoscenza certa che 9 + 5 = 14. 
Ovviamente sareste di nuovo ridicolizzati ed edotti che la risposta è: le 2 di notte. 
Dopo tutto, pare che in questo caso 9 + 5 sia uguale a 2. 

Ancora, immaginate che Riccardo dica: 2 + 2 = 11 e, prima di essere spedito a casa con una nota sul diario, si affretti ad aggiungere: “in base 3, naturalmente”.
Avrebbe ragione […] 

Di conseguenza, quando il mio giovane amico esperto di letteratura inglese mi dice che in ogni secolo gli scienziati hanno creduto di aver compreso l’universo e hanno sempre avuto torto, quello che io voglio sapere è quanto avevano torto. 
Sbagliavano tutti nella stessa misura? 

Facciamo un esempio. 
Agli albori della civiltà, l’opinione generale era che la Terra fosse piatta
Non perché la gente fosse stupida o disposta a credere a delle sciocchezze. 
Pensavano che fosse piatta in base a una sana evidenza. 
Non era solo una questione di “è così che appare”, perché la Terra non sembra piatta: la sua superficie è piena di montagne, vallate, gole, scogliere e via dicendo. 
Certo, esistono le pianure dove, per un’area limitata, la Terra sembra abbastanza piatta. Una di queste pianure si trova nella zona del Tigri e dell’Eufrate, dove si sviluppò la prima civiltà della storia (in possesso della scrittura), quella dei Sumeri. 
Forse fu l’aspetto della pianura a convincere gli acuti Sumeri ad accettare la generalizzazione che tutta la Terra fosse piatta: eliminando alture e depressioni, quello che rimaneva sarebbe stato piatto. Deve aver contribuito a formare questo concetto il fatto che le acque di stagni e laghi sembrano molto piatte nei giorni di calma. 
Un altro modo di considerare la questione è chiedersi quale sia la “curvatura” della superficie terrestre, di quanto cioè devia (in media) da un piano perfetto se misurata su una distanza considerevole. 
Secondo la teoria della Terra piatta non c’è alcuna deviazione, per cui la curvatura risulta 0 per chilometro. 
Oggi c’insegnano che la teoria della Terra piatta è sbagliata: tutta sbagliata, terribilmente sbagliata, assolutamente sbagliata. 
Ma non è così. 
La curvatura terrestre è quasi 0 per chilometro, dunque, per quanto effettivamente sbagliata, la teoria della Terra piatta è casualmente quasi corretta. 
Per questo è durata a lungo. 

Certamente c’erano motivi per considerare questa teoria insoddisfacente: intorno al 350 a.C. il filosofo greco Aristotele ne fece un elenco. 
Primo, certe stelle scomparivano al di là dell’emisfero meridionale se si viaggiava verso nord e al di là dell’emisfero settentrionale se si viaggiava verso sud. 
Secondo, l’ombra proiettata dalla Terra sulla Luna durante un’eclisse lunare era sempre un arco di cerchio. 
Terzo, sulla Terra stessa le navi scomparivano oltre l’orizzonte, in qualsiasi direzione stessero viaggiando. 
Tutte e tre le osservazioni non erano compatibili con la teoria della Terra piatta, mentre erano spiegabili considerando la Terra sferica. 
Per di più, Aristotele credeva che tutta la materia tendesse a muoversi verso un centro comune e, nel far questo, la materia solida finisce con l’assumere una forma sferica. 
Circa un secolo dopo Aristotele, il filosofo greco Eratostene notò che il Sole gettava ombre di lunghezza differente a differenti latitudini (tutte le ombre avrebbero la stessa lunghezza se la superficie terrestre fosse piatta). 
Dalla differenza di lunghezza delle ombre calcolò la dimensione della sfera terrestre, ottenendo il valore di 40.000 chilometri per la circonferenza. 
La curvatura di una tale sfera è circa 0,000126 per chilometro, un valore molto vicino allo 0 per chilometro e non facilmente misurabile con le tecniche a disposizione degli antichi. 
La minuscola differenza tra 0 e 0,000126 dà ragione del lungo tempo trascorso tra la Terra piatta e la Terra sferica. 
Badate, anche una differenza minima, come quella tra 0 e 0,000126 può essere importante. 
È una differenza che conta. 
Non si può fare una mappa accurata di un’area vasta della Terra senza tener conto di tale differenza e senza considerare la Terra sferica anziché piatta. 
Così come non si può intraprendere un lungo viaggio in mare senza disporre di un modo ragionevole per determinare la propria posizione. 
Inoltre la Terra piatta presuppone la possibilità di una Terra infinita oppure l’esistenza di un "termine” della superficie. 
Invece la Terra sferica postula una Terra senza termine e tuttavia finita, ed è questo secondo postulato ad essere in accordo con tutte le scoperte successive. 
Dunque, pur essendo la teoria della Terra piatta solo leggermente sbagliata, e di ciò va riconosciuto il merito ai suoi inventori, tuttavia era sbagliata a sufficienza per essere scartata a favore della teoria della Terra sferica. 
E allora la Terra è una sfera? 
No, non è una sfera; non in stretto senso matematico. 
Una sfera ha certe proprietà matematiche: per esempio, tutti i diametri (cioè tutte le linee rette che vanno da un punto all’altro della sua superficie passando per il centro) hanno la stessa lunghezza. Questo non è vero per la Terra: diversi diametri della Terra differiscono in lunghezza. 
Come fece la gente ad accorgersi che la Terra non è una sfera perfetta? 
Per cominciare, i contorni del Sole e della Luna sono cerchi perfetti, entro i limiti di misurazione del tempo dei primi telescopi. 
Il che si accorda con l’ipotesi che Sole e Luna abbiano una forma perfettamente sferica. 
Invece le prime osservazioni al telescopio di Giove e Saturno rivelarono contorni che non erano cerchi, ma ellissi. 
Questo significava che Giove e Saturno non erano propriamente sferici. 
Isaac Newton, verso la fine del XVII secolo, dimostrò che un corpo massiccio doveva formare una sfera sotto l’effetto delle forze gravitazionali (proprio come Aristotele aveva previsto), ma solo se non stava ruotando. 
In rotazione, un effetto centrifugo avrebbe sollevato la materia contro la gravità, con un effetto tanto più sensibile quanto più ci si avvicinava all’equatore. 
L’effetto aumenta anche in funzione della velocità di rotazione, e Giove e Saturno ruotano davvero molto velocemente. La Terra ruota molto più lentamente di Giove e Saturno, per cui l’effetto doveva essere minore, ma pur sempre presente. 
Nel XVIII secolo furono fatte misurazioni della curvatura terrestre che diedero ragione a Newton
In altri termini, la Terra ha un rigonfiamento all’equatore e si appiattisce ai poli: è quel che si dice uno “sferoide schiacciato”, più che una sfera. 
Perciò i vari diametri della Terra sono di diversa lunghezza. 
I diametri più lunghi sono quelli che passano per punti opposti dell’equatore: il “diametro equatoriale” è di 12.755 chilometri. Il diametro più corto va dal polo nord al polo sud: questo “diametro polare” è di 12.711 chilometri. La differenza tra il diametro maggiore e il diametro minore è di 44 chilometri e questo vuol dire che lo schiacciamento della Terra (il grado di scostamento dalla vera sfericità) è di 44/12.755, cioè 0,0034 che equivale a ⅓ dell’1%. 
Detto altrimenti, su una superficie piatta la curvatura è ovunque 0 per chilometro. 
Sulla superficie di una Terra sferica la curvatura è ovunque 0,000126 per chilometro (o 12,6 centimetri per chilometro). 
Sulla superficie di una Terra sferoide la curvatura varia da 12,557 centimetri per chilometro a 12,642 centimetri per chilometro. 
La correzione passando dalla sfera allo sferoide schiacciato è molto minore di quella tra il piano e la sfera
Di conseguenza, se il concetto di Terra sferica è sbagliato, strettamente parlando, non è tanto sbagliato quanto il concetto di Terra piatta. 
Sempre strettamente parlando, anche la nozione della Terra come sferoide schiacciato è sbagliata. Nel 1958, quando il satellite Vanguard I fu messo in orbita intorno alla Terra, fu possibile misurare l’attrazione gravitazionale locale della Terra, e quindi la sua forma, con una precisione senza precedenti. 
Risultò che il rigonfiamento equatoriale a sud dell’equatore era leggermente più pronunciato di quello a nord dell’equatore e che il livello del mare al polo sud era leggermente più vicino al centro della Terra di quello al polo nord. 
Non sembrava esserci altro modo di descrivere questa deformazione se non dicendo che la Terra è a forma di pera: subito molta gente decise che il pianeta non aveva niente di sferico, ma assomigliava piuttosto a una pera Barlett penzolante nello spazio. 
In realtà la deviazione a pera rispetto allo sferoide schiacciato è una questione di metri più che di chilometri e l’aggiustamento della curvatura è dell’ordine dei milionesimi di centimetro per chilometro. 


Per farla breve, amico letterato inglese, vivendo in un mondo mentale di torto e ragione assoluti possiamo immaginare che, dato che tutte le teorie sono sbagliate, la Terra possa essere considerata sferica oggi, cubica il prossimo secolo, un icosaedro cavo il prossimo ancora e a forma di ciambella quello successivo. 
Nella realtà, una volta che gli scienziati s’impadroniscono di un buon concetto, gradualmente lo migliorano e lo estendono di pari passo con l’evoluzione degli strumenti di misurazione disponibili.  
Le teorie non sono tanto sbagliate quanto incomplete. 

Questo vale in molti altri casi oltre a quello della forma della Terra. 
Perfino le nuove teorie più rivoluzionarie scaturiscono di solito da piccoli aggiustamenti. 
Una teoria che richiede qualcosa di più di una piccola modifica non può durare a lungo. 

Tratto da Isaac Asimov. 
«The Relativity of Wrong», in The Skeptical Inquirer, Vol. 14, n. 1, 1989, pp. 35-44; traduzione di Maria Turchetto. 

Isaac Asimov (Petrovići, URSS, 2/1/1920 - New York, USA, 6/4/1992), scienziato e scrittore statunitense. 
I suoi genitori emigrarono negli Stati Uniti nel 1923. Laureato in Chimica e Biologia, svolse attività d’insegnamento presso la School of Medicine dell’Università di Boston. 
Dal 1939 iniziò l’attività di scrittore di fantascienza che, dal 1950, divenne la sua principale attività, tanto che si ritirò dall’insegnamento. Sempre dichiaratosi non credente e “umanista”, pur rispettando qualsiasi credenza ha avversato qualsiasi superstizione, bigottismo o parascienza, ergendosi spesso a paladino del pensiero razionale e scientifico. 
Morì a Manhattan (New York) il 6 aprile 1992. 
Per ulteriori notizie biografiche e bibliografiche, consigliamo il sito italiano. 


mercoledì 19 luglio 2017

SCOLAPASTA IN TESTA ...

... PER COMBATTERE L'IMBECILLITA'



 Ha scritto Silver, più di un anno fa:

"Facciamo qualcosa di concreto per combattere l'imbecillità: oggi (OGGI) impariamo una lezione di geografia, di storia, di fisica, di analisi logica, di storia dell'arte, di quello che vi pare. E domani un'altra. Niente bandierine, studiamo".

E sarebbe bello se questo messaggio breve, diretto, semplice, fosse compreso e accolto.
Le opinioni da sole non hanno peso, se non sono supportate da un briciolo di conoscenza. 
Un briciolo.

Studiare una lezione al giorno, piccola, semplice, breve. Un argomento, un frammento di conoscenza. Poco poco, è molto meglio che nulla.
Non è solo utile (understatement per "indispensabile"), è pure piacevole.

mercoledì 26 aprile 2017

BRACCIO DI FERRO











Tu sarai amato, 

il giorno in cui 
potrai 
mostrare la 
tua debolezza, 
senza che l'altro se ne serva 
per affermare 
la sua forza.

Cesare Pavese. 

giovedì 30 marzo 2017

CATEGORIE e PREGIUDIZI



"Ricordati sempre una cosa, figlio mio. Al Mondo esistono due categorie di persone. Quelle buone, che fanno cose buone, e quelle cattive, che fanno cose cattive.
Questa è l'unica differenza che c'è tra le persone
."

Il mio nome è Kahn. Il Trailer.

martedì 20 dicembre 2016

EMPATIA FLOREALE


L'empatia è intuitiva, ma è qualcosa su cui si può lavorare a livello intellettuale (cit.).

Ovvero, la si può apprendere. 
Volendo. E cercando prima, utilizzando poi,  strumenti adeguati.

Chi non prova empatia, potrebbe non esserne capace (ma potrebbe impararlo), oppure semplicemente potrebbe non trovare la motivazione che spinga ad interessarsi alle sorti altrui. 

Spiegare a chi è patologicamente narcisista che è patologicamente narcisista è necessario.
 
Spiegare a chi è patologicamente narcisista che è patologicamente narcisista è inutile, 
poiché è patologicamente narcisista.



martedì 6 settembre 2016

VISIONI


L'immagine che ogni uomo ha del mondo è e sempre rimane una costruzione della sua mente, e non si può provare che abbia alcuna altra esistenza. 


Erwin Schroedinger (Mind and matter).

domenica 4 settembre 2016

MEMORIA DI MÉTE

Propositi non realizzati. 



venerdì 4 settembre 2015

TI RICORDI QUEI GIORNI?


Ti ricordi quei giorni?
Uscimmo dopo le canzoni per camminare piano...
Ti ricordi quei giorni?
Gli amici bevevano vino, qualcuno parlava e rideva, noi quasi lontano,
vicino a te,
vicino a me
e ci parlammo ognuno per lasciare qualcosa,
per creare qualcosa, per avere qualcosa...

Ti ricordi quei giorni?
I tuoi occhi si incupivano, il tuo viso si arrossava
e ti stringevi a me nella mia stanza,
quasi un respiro, poi mi dicesti "Basta,
perché non voglio guardarti,
perché ho paura ad amarti".
E dicesti, e dicesti e dicesti...

Le tue parole
quasi io non ricordo più,
ma nemmeno tu ricordi niente....

Ora dove sei e che gente
vede il tuo viso e ascolta
le tue parole leggere,
le tue sciocchezze leggere,
le tue lacrime leggere,
come una volta?

Che cosa dici ora
quando qualcuno ti abbraccia
e tu nascondi la faccia
e tu alzi fiera la faccia
e guardi diritto in faccia
come allora?

Qui un poco piove e un poco il sole,
aspettiamo ogni giorno
che questa estate finisca,
che ogni incertezza svanisca...

E tu? Io non ricordo più
che voce hai...
Che cosa fai?
Io non credo davvero
che quel tempo ritorni,
ma ricordo quei giorni,
ma ricordo quei giorni,
ma ricordo quei giorni
ma ricordo...

venerdì 31 luglio 2015

CHE PERICOLO LA QUOTIDIANITA'


Fiorella Mannoia
E. Ruggeri - L. Schiavone
Se una mattina io
mi accorgessi che con l'alba sei partito
con le tue valigie verso un'altra vita
riempirei di meraviglia la città

Ma forse dopo un po'
prenderei ad organizzarmi l'esistenza
mi convincerei che posso fare senza
chiamerei gli amici con curiosità
e me ne andrei da qua

Cambierei tutte le opinioni
e brucerei le foto
con nuove convinzioni
mi condizionerei
forse ringiovanirei
e comunque ne uscirei
non so quando (quando)
non so come

Ma se domani io
mi accorgessi che ci stiamo sopportando
e capissi che non stiamo più parlando
ti guardassi e non ti conoscessi più
io dipingerei di colori i muri
e stelle sul soffitto
ti direi le cose che non ho mai detto
che pericolo la quotidianità
e la tranquillità

Dove sei, come vivi dentro?
C'e' sempre sentimento
nel tuo parlare piano
e nella tua mano
c'e' la voglia di tenere
quella mano nella mia

Tu dormi e non pensare
ai dubbi dell'amore
ogni stupido timore e' la prova che ti do
e rimango e ti cerco
non ti lascio più
non ti lascio più

mercoledì 6 maggio 2015

FORMICHE - IMPOTENZA APPRESA?

"Del sistema nervoso degli insetti non so nulla. Più di una volta ho però notato che cosa succedeva se posavo sul tavolo una matita a tagliare la strada a una formica che lo venisse attraversando: subito mutava direzione, io spostavo la matita, le chiudevo la via, la obbligavo a fermarsi e a ripartire per un altro percorso. Se insistevo, a un certo momento la formica, come impazzita, si rovesciava sul dorso."

Franco Fortini


Posizione supina, impotenza appresa ...

venerdì 17 aprile 2015

CONVERSIONE LINGUISTICA


Perché Paolo Grimoldi chiama Laura Bolrdini "Signor Presidente", con tale accento sul maschile?
Che cosa vuole sottolineare, così facendo?
Non mi è chiaro.

Ma questo episodio induce a riflettere.
E potrebbe essere il pretesto per una "conversione linguistica".




Mi ricredo.
Forse l'idea di declinare al femminile ha un suo perché.
Ogniqualvolta sia possibile, usando una semplice "a", non le cacofoniche "essa" o "ice".
E forse, prima o poi, verrà a cadere anche il tono dispregiativo con cui le figure professionali vengono appellate quando riferite alle donne.

"Per il prof. Malesci, che richiama un noto opuscolo ufficiale del 1987 (le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, compilate da Alma Sabatini) il futuro è delle forme femminili: la ministra, l'avvocata, la soldata. Può darsi che egli abbia ragione.
A me sembra però che, al di là dell'uso di alcuni giornali (non di tutti!), più sensibili al "politicamente corretto", nella lingua comune forme del genere non siano ancora acclimatate e, anzi, potrebbero essere oggetto d'ironia. Sul loro successo incide negativamente anche il fatto che molte donne avvertano come limitativa la femminilizzazione coatta del nome professionale, riconoscendosi piuttosto in una funzione o una condizione in quanto tale, a prescindere dal sesso di chi la esercita."

La pensavo anch'io così: prima il ruolo, poi il genere.
Ho cambiato idea. Un ruolo al femminile non è meno autorevole.

martedì 10 marzo 2015

FUGA DALLA LIBERTA'


lunedì 2 marzo 2015

MODERATO ESTREMISMO

Facciamola finita con la moderazione. 
E cominciamo ad intenderci. Il linguaggio veicola significati. Sarebbe ora di imparare ad usarlo in modo corretto. Per capirci meglio.

Dire che "bisogna rispettare le idee di tutti" è una clamorosa, immensa, enorme, stratosferica scempiaggine. Non ha senso!

Bisogna rispettare le persone. In quanto tali. Anche quando hanno idee diverse dalle nostre, anche quando le loro convinzioni sono completamente campate per aria. Anche quando non sono informate. 

Nessuno ha il diritto di offendere o ferire (fisicamente o psicologicamente) un altro essere umano. Tanto meno di ucciderlo.

Però non tutte le idee meritano "rispetto". 
E' stupido, insensato, assurdo, controproducente, pericoloso, accettare qualsiasi opinione confondendo questa accettazione con il rispetto per la persona che la esprime.
Se apprezzo il mio interlocutore, non avrò timore di fargli/le notare che sta prendendo un granchio. 
E' espressione di stima, di fiducia nelle sue capacità cognitive. Condiscendere tout-court  svilisce i rapporti, non li rende più saldi.


E' invece doveroso confutare, argomentare, discutere, proporre. 
Allo scopo di persuadere? Con ogni mezzo? Altro equivoco pericolosissimo.
Con il fine, piuttosto, di ricercare la verità (nel caso di avvenimenti accaduti), di trovare soluzioni o di percorrere nuove strade (nel caso di problemi da risolvere o piuttosto obiettivi da perseguire).

Con un minimo di onestà intellettuale, cercando acquisire conoscenze, competenze, informazioni, prima di costruire una propria, personalissima opinione. 
Purché questa non sia campata per aria e dettata da pura emotività.

Non in ogni campo, naturalmente. 
Possiamo (e dobbiamo) lasciarci guidare dal gusto personale (e insindacabile, ingiudicabile da terzi!) per quanto riguarda il cibo che scegliamo, gli abiti che indossiamo, le attività che svolgiamo nel tempo libero ... 

Non è sufficiente, è riduttivo, assurdo, pernicioso, se ci affidiamo alle nostre credenze, ai nostri atteggiamenti, a superstizioni o al "sentito dire" (senza peraltro citare le fonti!), per crearci un'opinione che poi guiderà le nostre azioni.

No, la creatività non viene meno. Non è soffocata. Gli scienziati più autorevoli e competenti dimostrano di possedere una capacità creativà fuori dall'ordinario. Pensare fuori dagli schemi, escogitare stratagemmi e trovare soluzioni originali e nuove non  significa ignorare le proprie (ed altrui conoscenze). Significa utilizzarle, integrarle ed ampliarle. 

Per calarci nel concreto (prosaico quotidiano), non ci sogneremmo mai di riempire di acqua il serbatoio della nostra auto perchè "siamo dell'opinione" che il motore sia in grado di girare ugualmente. 
Dando dell'ottuso a chiunque ci faccia notare che è quantomeno improbabile che funzioni.
Parimenti, se il nostro insegnante di inglese ci assicura che "ti ho detto di non farlo!" si traduce con "I told you not to do it", probabilmente non ribatteremmo che - Ma io preferisco dire "I said you to not do", che tanto si capisce lo stesso.

Quotidianamente invece osserviamo ed ascoltiamo questo tipo di interazione. 
Di fronte a dati e studi pubblicati e verificabili, quanto spesso sentiamo ribattere "Ma io la penso in modo diverso!", senza portare a supporto alcuna fondata né logica argomentazione.

No, non tutte le idee godono di pari dignità. Non ogni opinione ha il valore di un'altra.
Le persone invece sì. Una persona può avere un'idea stupida senza essere stupida a sua volta. Può essere ignorante in un campo pur essendo competente in altri. Può prendere una cantonata.

Opportuno non offendere e squalificare. 
Obbligatorio confutare le opinioni che lo meritino. Usando conoscenze, dati, informazioni, citazioni (le fonti!!!), e, sempre e comunque la logica.

Chi non fosse d'accordo, argomenti.










sabato 7 febbraio 2015

MASCHERE NUDE


Persona. In origine (etrusca) la maschera indossata dagli attori teatrali.
Oggi intesa come "individuo", "essere umano".

Dilaga sul web e per le strade questa mania di dividere in categorie, di affibbiare etichette, di attribuire appartenenze totalizzanti.

La teoria degli insiemi insegna che è possibile appartenere a più categorie senza che per questo l'individualità di un "soggetto" sia alterata.
La psicologia  rileva che l'attribuzione di un'etichetta, da sola, provoca distorsioni nella percezione che potrebbero essere alla base di interi genocidi (cfr. Tajfel).

Abbiamo gli strumenti per conoscere, abbiamo la possibilità di esercitare il pensiero critico, abbiamo le strutture cognitive per superare le semplificazioni.
Ragionare per euristiche è comodo, funzionale, il più delle volte adattivo, nel quotidiano.
 
Ma dovremmo ricordarci di mettere in funzione i neuroni, di cercare informazioni, di elaborare dati, di uscire dalle gabbie delle appartenenze "minimali" quandi affrontiamo questioni importanti, serie, gravi, che coinvolgono la vita nostra e di altre persone.

Persone, per l'appunto. 
Prima che neri, bianchi, gialli o rossi, maschi o femmine, cristiani o musulmani o ebrei o politeisti o atei, ... 

E dovremmo iniziare a capire che una qualità non può descrivere indistintamente tutti gli appartenenti ad un gruppo. MAI.

A chi dice che "è naturale" dividere in gruppi e categorie, e ragionare per esclusioni, sarebbe opportuno rispondere che, per l'appunto, abbiamo tutti gli strumenti per rendercene conto ed evitare di farlo, ed abbiamo altrettanti strumenti per accorgerci che ci sono persone che sfruttano questa tendenza per orientare e controllare le masse.
La nascita dei totalitarismi (tutti) affonda le sue radici in questo.

Il fatto che sia "naturale" non significa che sia positivo. E non significa che non si possa superare. D'altra parte, ci consideriamo la specie "superiore" quando ci fa comodo, per poi appellarci agli istinti più primitivi quando questo avvalla le nostre piccole convinzioni. 









lunedì 2 febbraio 2015

IN BUONA COMPAGNIA


La mia solitudine non dipende dalla presenza o assenza di persone;

al contrario, io odio chi ruba la solitudine senza, in cambio, offrirmi una vera compagnia.

Friedrich Nietzsche

venerdì 16 gennaio 2015

OLEZZO E RISA

"... Juanito sa solo scoreggiare mentre gli altri ridono e aspirano il tanfo. Come vede, l'organizzazione sociale dell'ospizio non differisce molto da quella del mondo esterno".

C.R. Zafòn.

giovedì 1 gennaio 2015

GOODNIGHT MOON (I want the Sun)


1 gennaio 2015